Far timbrare il cartellino ai colleghi è truffa e senza attenuanti, lo ha ribadito la Corte di Cassazione in una recente sentenza

Far timbrare il badge ai colleghi è truffa, nessuna attenuante per chi cerca di fare il furbo al momento di timbrare il cartellino, lo ha detto la Cassazione nella sentenza 22500/2020.

Il caso di specie tratta di un dipendente della Asl romana che era solito dare il proprio badge ad altri affinché questi timbrassero il cartellino al suo posto anche quando egli si trovava lontano dal posto di lavoro; si rendeva poi disponibile a ricambiare il favore quando gli fosse richiesto dai colleghi.

L’imputato decideva quindi di proporre ricorso per Cassazione avverso la sentenza di condanna. Con il primo motivo eccepiva la inutilizzabilità delle video registrazioni di sorveglianza, dimenticando che l’articolo 234 cpp permette di utilizzare e acquisire “anche ogni altra cosa idonea a rappresentare fatti, persone o cose a rappresentare fatti persone o cose  anche attraverso la cinematografia, la fotografia, la fonografia  e qualsiasi altro mezzo, senza la necessità di alcune decreto autorizzativo da parte del giudice per le indagini preliminari”.

I fotogrammi estrapolati da video registrazioni private non possono in nessun caso essere considerate prove illegittimamente acquisite.

Con il secondo motivo di impugnazione veniva censurata la mancata applicazione delle attenuanti generiche al caso in esame. Al riguardo la Corte rilevava che “la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche è giustificata da motivazione esente da manifesta illogicità, che pertanto è insindacabile in cassazione, manifesta illogicità non sussiste nel caso in esame”.

La Suprema Corte ha quindi confermato la sentenza emessa dal giudice della Corte d’Appello di Roma, dichiarando inammissibile il ricorso proposto e negando la possibilità di sottrarsi dall’uso delle videoregistrazioni e di usufruire delle videoregistrazioni.

                                                                              Avv. Claudia Poscia

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