Un dermatologo del padovano è accusato di abuso di ufficio per aver prospettato visite private a pazienti in attesa tramite Cup, a fronte di tempi di attesa inferiori. Il tutto, secondo l’ipotesi accusatoria, senza poi rilasciare regolare ricevuta di pagamento. I presunti ‘traghettamenti’ avrebbero riguardato almeno sei persone tra il 2017 e il 2018

Abuso di ufficio: è l’ipotesi di reato contestata a un medico dermatologo convenzionato con l’Unità locale socio sanitaria di Padova per aver proposto visite private a pazienti in attesa tramite Cup, prospettando loro tempi più rapidi nell’erogazione della prestazione richiesta presso il proprio studio.

Il professionista è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura del capoluogo di provincia Veneto. Secondo l’ipotesi accusatoria, inoltre, avrebbe ricevuto dei pagamenti senza l’emissione di regolare ricevuta.

Tra il 2017 e il 2018 sarebbero almeno sei le pazienti spostate dall’elenco delle visite convenzionate a quello delle visite private. La segnalazione ai carabinieri sarebbe partita proprio da alcune delle assistite, che avrebbero raccontato ai militari i comportamenti ambigui del dottore, nonché la mancata fatturazione dei pagamenti.

In base a quanto ricostruito dagli inquirenti, il traghettamento delle pazienti dal sistema pubblico a quello privato avveniva dopo la prima visita ottenuta tramite Cup.

Alle donne venivano prospettati tempi di attesa più brevi se avessero prenotato la successiva visita direttamente presso la sua segreteria e non passando dal centro unico di prenotazione.

Come riporta il Corriere della Sera, dopo aver raccolto testimonianze e prove, anche attraverso l’acquisizione della contabilità e della lista dei pazienti, il pubblico ministero ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il processo per il medico.  Il camice bianco prima avrà modo di depositare una memoria scritta in cui potrà difendersi dalle accuse.

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