La Corte di Cassazione si è espressa in merito al mantenimento della ex moglie disoccupata e ai casi in cui questa sia in grado di trovare un impiego

I giudici della Corte di Cassazione ritornano a occuparsi del tema del mantenimento per la ex moglie disoccupata, materia sulle quale diverse sentenze stanno fornendo chiarimenti e specifiche.
Questa volta, la Cassazione ha sostenuto che nel valutare l’an e il quantum dell’assegno di mantenimento, deve necessariamente assumere rilievo anche l’attitudine del coniuge richiedente al lavoro. Per la Cassazione, però, la portata di questo principio va adeguatamente contenuta.
Con la sentenza numero 17971/2017, i giudici hanno precisato che l’attitudine al lavoro del potenziale beneficiario dell’assegno – e nel caso di specie, della ex moglie disoccupata – va affrontata nel concreto e assume rilievo solo quando si sostanzia in un’effettiva impossibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita.
Per la Cassazione, tale analisi – e quindi l’attitudine al lavoro dell’ex coniuge – deve essere effettuata riferendosi a “ogni fattore individuale ed ambientale” senza limitarsi a prendere in considerazione delle “mere valutazioni astratte ed ipotetiche”.
Nel caso in oggetto preso in esame dalla sentenza, i giudici hanno affrontato la separazione di una coppia di coniugi. La Corte d’appello, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, aveva determinato l’assegno mensile dovuto dal marito in favore della ex moglie disoccupata in 650,00 euro, tenendo appunto conto che la donna non aveva un lavoro e che non aveva più svolto attività lavorative retribuite di carattere continuativo dal 2014. In conseguenza di ciò, era in difetto di una qualunque concreta capacità di guadagno.
Alla luce di quanto osservato in precedenza, tale posizione è stata confermata anche dalla Corte di cassazione e le censure del marito sull’an e il quantum dell’assegno di mantenimento riconosciuto alla moglie sono state dichiarate infondate.
 
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