Polmonite batterica scambiata per influenza, medico assolto

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Un medico è stato assolto nel caso per cui era imputato: una polmonite batterica scambiata per influenza aveva ucciso un suo paziente

Una polmonite batterica scambiata per influenza. Questa la causa del decesso di Fernando Pedone, commerciante di Bagnolo del Salento di 50 anni, per la cui morte – avvenuta nel gennaio 2013 – non ci sono colpevoli.
È stato assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, Luigi Pomarico, 46 anni, di Casarano, medico del 118 in servizio presso l’ospedale di Scorrano imputato per omicidio colposo.
Il giudice del Tribunale di Lecce, Marcello Rizzo, ha emesso il suo verdetto in pieno contrasto con la richiesta del vice procuratore onorario di udienza.
Questi aveva invocato la condanna del medico per omicidio colposo chiedendo 8 mesi di reclusione.
La polmonite batterica scambiata per influenza ha ucciso Pedone, ma il medico non è stato considerato responsabile.
Non solo. Nessun risarcimento danni per i familiari del commerciante (assistiti dall’avvocato Romolo Chiariatti). Avevano chiesto la cifra di 2 milioni di euro all’Asl citata come responsabile civile (rappresentata dall’avvocato Alfredo Cacciapaglia).
In attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, il giudice ha comunque accertato come il paziente sia morto per una polmonite batterica scambiata per influenza, ma che non poteva essere diagnosticata tempestivamente.
Una malattia, a detta degli stessi consulenti, che si presenta con sintomi subdoli. Sono infatti facilmente confondibili con una banale influenza.
Inizialmente nel registro degli indagati erano stati iscritti nove nomi, tra medici ed infermieri dell’ospedale di Scorrano.

Poi però, gli esiti dell’autopsia affidata al medico legale Alberto Tortorella hanno focalizzato i sospetti sull’operato del medico Pomarico, nel corso del primo intervento.

Secondo il consulente della Procura, con un ricovero tempestivo si sarebbe potuto evitare il decesso o prolungare la vita del paziente.
I familiari di Pedone hanno dichiarato che l’uomo fosse in buona salute fino alla notte del 25 gennaio del 2013, quando iniziò a sentirsi male.
A quel punto una delle figlie di Pedone aveva chiamato il 118 e un’ambulanza era giunta a casa del 50enne.

l medico assolto aveva accertato una sindrome influenzale e uno stato ansioso decidendo di non disporre il ricovero dell’uomo.

Nei minuti successivi, però, sono insorte difficoltà respiratorie unite a dispnea, perdita di feci e di urine. Il 118 è stato quindi ricontattato e il personale sanitario ha provato a rianimare l’uomo, le cui condizioni erano progressivamente peggiorate.
Disposto il ricovero urgente del commerciante, l’uomo è stato poi trasferito nel reparto di terapia intensiva. Qui è sopraggiunto un arresto cardiorespiratorio che lo ha ucciso.
Tuttavia, nessuna responsabilità è stata imputata al medico del 118. L’imputato era difeso dall’avvocato Giuseppe Corleto.
 
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