Il 2 luglio 2015, la Conferenza Stato Regioni raggiunge l’accordo sulla proposta di intesa per i tagli alla sanità: 2,352 miliardi per il 2015 e il 2016.

La Fondazione Gimbe, che si batte per la difesa del Servizio sanitario nazionale, taglia corto: la politica faccia chiarezza sul futuro della sanità pubblica». Sul Ssn infatti piovono tagli con la Legge di stabilità 2016: «Se l’autunno 2014 iniziava per la sanità italiana sotto i buoni auspici del Patto per la salute, quello del 2015 – denunciano gli esperti – si avvia con un clima ben diverso». Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe dichiara: «si riduce a uno spettacolo patetico che delegittima le Istituzioni e fomenta un conflitto tra poli indeboliti con compromessi al ribasso». «Le conseguenze di questo conflitto si riversano su aziende e professionisti sanitari, ma soprattutto su pazienti e famiglie delle fasce socio-economiche più deboli. I cittadini italiani meritano chiarezza sul futuro della sanità pubblica, perché mentre la politica rilascia continue, e discordanti, dichiarazioni, l’intermediazione assicurativa si insinua strisciando tra le incertezze delle Istituzioni e contribuisce a demolire impietosamente l’articolo 32 della Costituzione e il modello di un Ssn pubblico, equo e universalistico», sottolinea Cartabellotta.

Parlano di «calvario del Ssn» gli esperti della Fondazione Gimbe, fatto di tagli, conflitti istituzionali e imbarazzanti silenzi: 15 novembre 2012, nell’assordante silenzio di governo e Regioni, scadeva il termine per sottoscrivere il Patto per la Salute 2013-2015, determinando – senza alcuna mediazione delle Regioni – l’applicazione delle misure di contenimento della spesa pubblica che hanno sottratto alla sanità oltre 30 miliardi di eur. Il 10 luglio 2014, Governo e Regioni sottoscrivono il Patto per la Salute che fissa le risorse per la sanità e definisce la programmazione sanitaria per il triennio 2014-2016. Il 16 ottobre 2014. Con la Legge di Stabilità 2015 il Governo gioca di fioretto: non prevede tagli alla sanità, ma chiede alle Regioni di recuperare 4 miliardi. Si riaccende il conflitto istituzionale tra Governo, che non consente sconti, e Regioni che si trincerano dietro lo slogan «no money, no Patto». Il 26 febbraio 2015, dopo oltre 4 mesi di consultazioni “le Regioni rinunciano all’incremento del fondo sanitario di oltre 2 miliardi previsto dal Patto.

Le imminenti elezioni in sette Regioni rimandano continuamente la decisione su ‘dove tagliare’. Il 2 luglio 2015, la Conferenza Stato Regioni raggiunge l’accordo sulla proposta di intesa per i tagli alla sanità: 2,352 miliardi per il 2015 e il 2016. Il 4 agosto 2015, la Camera vota la fiducia al decreto Enti Locali che recepisce i tagli. Il 18 settembre 2015, il Governo approva la nota di aggiornamento del Def 2015, “senza indicare nuovi tagli alla sanità, ma questo non esclude affatto che la Legge di Stabilità 2016 possa prevederli”, sottolineano gli esperti della Fondazione Gimbe. In questo anno, incalza Cartabellotta, «sono impietosamente scaduti gli adempimenti del Patto per la salute, sotto il segno di una schizofrenia legislativa che ha permesso alla politica di concorrere al ‘suicidio assistito’ del Ssn senza assumere alcuna responsabilità».

 

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