Nell’epoca della tecnologia, degli smartphone e dei tablet, internet è ormai il portale sul quale è possibile effettuare qualsiasi operazione, tra cui gli acquisti di beni.
E, pertanto, al progredire della tecnologia, aumentano (purtroppo) anche le fattispecie di reato che possono essere perpetrate ai danni dei malcapitati consumatori.
Dunque, in questa sede ci occuperemo del reato di truffa consumata online ed aggravata dalla circostanza della “minorata difesa”, di cui all’art. 61 n° 5 del Codice Penale.
Si tratta, in particolare, di una circostanza aggravante comune modificata dalla Legge n° 94 del 15 luglio 2009, recante disposizioni in materia di sicurezza pubblica ed entrata in vigore l’8 agosto 2009, la quale sussiste allorquando l’agente abbia “approfittato delle circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”.
Orbene, nel caso di specie l’agente risultava indagato per aver inserito su noti e specializzati siti internet svariati annunci per la vendita di cellulari e pc, i quali non venivano consegnati agli acquirenti, sebbene costoro avessero perfezionato la compravendita corrispondendo al venditore truffaldino l’importo pattuito.
Al venditore, pertanto, l’Ufficio G.I.P. applicava l’ordinanza di custodia cautelare – per l’ipotesi di truffa aggravata dalla minorata difesa – la quale veniva poi annullata dal competente Tribunale del Riesame. Il P.M., pertanto, avanzava Ricorso per Cassazione ritenendo illegittimo il provvedimento adottato dal Tribunale della Libertà, nella parte in cui riteneva insussistente la circostanza aggravante comune di cui all’art. 61 n° 5 c.p., e gli Ermellini poi dichiaravano fondato il ricorso, adducendo sul punto pregnanti argomentazioni giuridiche, analizzate dal sottoscritto.
In particolare, nel caso di specie il Collegio di Legittimità (Cass. Pen. n° 43705/16) riteneva sussistente a carico dell’indagato la circostanza aggravante della minorata difesa, con specifico riferimento al “luogo” di consumazione del delitto.
Sul punto, invero, gli Ermellini hanno affermato che nella ipotesi di truffa perpetrata mediante la vendita di prodotti online, la circostanza fattuale della distanza tra il venditore e l’acquirente che perfezionano la compravendita senza mai incontrarsi, presenta caratteristiche similari a quelle di un luogo abbandonato ovvero isolato.
Infatti, in entrambi i casi il reo si trova in una posizione di maggior favore rispetto alla vittima poiché, nelle vendite mediante internet, la sua identità risulta appunto schermata e la res non risulta sottoposta ad alcun controllo preventivo da parte dell’acquirente.
Di tale circostanza, pertanto, il venditore ne ha approfittato, ponendo in essere artifici e raggiri, quali elementi caratterizzanti il reato di truffa, nonché utilizzando le particolari modalità telematiche che hanno agevolato la sua illecita condotta.
Dunque, allo stato il fascicolo sul quale si sono pronunciati gli Ermellini risulta ancora in fase investigativa (almeno credo!), trattandosi di una recente pronuncia emessa nell’ambito del giudizio cautelare e, pertanto, sarà opportuno vedere cosa si deciderà in seguito.
Beh, che dire, occorre saggezza anche per gli acquisti online!

Avv. Aldo Antonio Montella

(Foro di Napoli)

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