Sciopero dei giudici di pace, proseguirà fino al 6 ottobre

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Mentre lo sciopero dei giudici di pace paralizza i processi, il CSM emana la delibera per 400 nuovi posti da magistrato onorario

Proseguirà fino al 6 ottobre lo sciopero dei giudici di pace, che protestano contro la riforma della magistratura onoraria.
Intanto, è attesa entro metà novembre una delibera con il quale il CSM dovrebbe bandire 400 posti da magistrato onorario.
Per questi, il Ministero della giustizia ha già messo a disposizione 8,5 milioni di euro.
Una prima tappa di un percorso iniziato con la emanazione della riforma della magistratura onoraria di cui al decreto legislativo numero 116/2017.

L’obiettivo è quello di condurre la categoria verso il graduale completamento della nuova veste disegnata per i giudici di pace, i magistrati onorari di tribunale e i vice procuratori onorari.

Questo traguardo è stato fissato per il 2025, anno in cui le nuove competenze dei giudici di pace diverranno effettive.
Ma in cosa consiste la riforma?
Le principali novità che propone consistono nella realizzazione di uno statuto unico della magistratura onoraria, oltre che nella riorganizzazione dell’ufficio del giudice di pace e del ruolo e delle funzioni dei magistrati onorari di tribunale e dei vice procuratori onorari.
La riforma prevede anche di introdurre un quadro omogeneo dei compensi e un regime previdenziale e assistenziale parametrato sull’onorarietà dell’incarico.
Inoltre, si parla di elencazione dei compiti che il magistrato togato potrà delegare al magistrato onorario. Qualche esempio? Il riconoscimento della temporaneità intrinseca dell’incarico e della natura formativa delle attività che i magistrati onorari svolgono presso le strutture organizzative di appartenenza.
I diretti interessati della riforma, tuttavia, non gradiscono le novità ed è da qui che è nato lo sciopero dei giudici di pace. La loro battaglia è sfociata nella protesta ora in corso, che interesserà le aule di giustizia sino al prossimo 6 ottobre e che già sta ovviamente paralizzando le udienze civili e penali.
Alla base dello sciopero dei giudici di pace c’è la riforma in generale, ma non solo.
Si protesta anche contro i carichi di lavoro (due giorni di impegno alla settimana) e la retribuzione (poco più di 16mila euro lordi, ai quali vanno sottratti il carico fiscale Irpef e i costi della previdenza).
Dopo lo sciopero, i giudici di pace attendono la verifica che, il prossimo 22 novembre, il Parlamento europeo farà sulla riforma, per appurarne la conformità ai dettami dell’Unione Europea.
 
 
 
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