Le famiglie con persona di riferimento almeno laureata spendono mediamente 2,2 volte i 1.699 euro spesi dalle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare
L’Istat ha diffuso dei dati relativi alla spesa per la salute delle famiglie italiane riguardanti il 2017 evidenziando un netto aumento (+8%) in tal senso.
Gli italiani, dunque, per servizi sanitari e salute spendono di più, in media fino a 123 euro mensili.
La spesa per la salute delle famiglie fa registrare quindi un aumento significativo rispetto al 2016. E, nello specifico, per i single anziani (+17,3%).
Questa voce incide di più nelle famiglie di anziani rispetto a quelle di giovani.
Nelle prime, arriva a pesare il 6,9% tra i single anziani e il 6,7% tra le coppie di anziani senza figli.
Altro dato interessante, secondo l’Istat, è che al crescere del titolo di studio della persona di riferimento, la spesa media mensile familiare aumenta.
A far registrare un incremento significativo della spesa per la salute delle famiglie rispetto al 2016 sono i nuclei con persona di riferimento almeno laureata (3.679 euro mensili, +3,6%).
Così come quelle dove la stessa ha il diploma di scuola secondaria superiore (2.846, +2,2%).
Queste famiglie, infatti, spendono in media 2,2 volte i 1.699 euro spesi dalle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare.
Il differenziale di spesa resta invece costante anche nel 2017 tra le famiglie composte da soli stranieri e quelle composte da soli italiani. Qui c’è un divario che scende sotto i mille euro (1.679 contro 2.624 euro).
Per le famiglie di soli stranieri, la spesa si concentra su beni e servizi essenziali: il 22,0% è destinato alla spesa alimentare e il 36,8% all’abitazione.
Differenze di spese tra italiani e stranieri
La differenza in termini di quota tra famiglie di soli italiani e famiglie di soli stranieri diventa ancora più elevata parlando di affitti figurativi.
Per le prime, infatti, questi valgono il 23,6% della spesa totale, mentre per le seconde rappresentano l’8,9%.
Questi dati riflettono la diversa percentuale di famiglie che vivono in abitazione di proprietà, usufrutto o in uso gratuito nei due gruppi, ma non solo.
Essi evidenziano anche il fatto che gli stranieri vivono più spesso in abitazioni con valori di mercato mediamente più bassi.
Come nel 2015 e 2016, le famiglie con soli stranieri presentano quote di spesa più contenute per ricreazione, spettacoli e cultura e per servizi ricettivi e di ristorazione.
Si mantiene invece elevata, rispetto alle altre famiglie, la quota di spesa per comunicazioni. Comprensibilmente, data la necessità di mantenere i contatti con le famiglie di origine.
Infine, per le famiglie di soli stranieri, rimane stabile la quota di spesa destinata alla sanità (2,8%, pari a 48 euro mensili).
Una spesa che si colloca ben al di sotto della media nazionale (4,8%), anche per effetto di una minore età media dei componenti.
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