Infezione periprotesica dopo l’intervento, struttura condannata

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Riconosciuto il nesso causale tra la procedura terapeutica effettuata e l’ infezione periprotesica contratta da una paziente sottoposta a un reintervento di protesizzazione

Aveva agito in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, patiti per una infezione periprotesica insorta dopo un intervento al ginocchio sinistro. La donna, nel 2009 si era sottoposta a un intervento chirurgico di impianto di artroprotesi cementata. Dopo alcuni mesi  si era sottoposta a visita presso la struttura convenuta. Il medico aveva formulato la diagnosi di “protesi totale dolente ginocchio sinistro” consigliando un reintervento di protesizzazione.

La signora si era quindi ricoverata sottoponendosi, prima della nuova operazione, a esami Rx ed ematochimici che escludevano segni di infezione. Sin dal giorno successivo all’intervento, tuttavia, aveva lamentato la presenza di dolore e gonfiore del ginocchio. In altri termini, aveva iniziato a manifestarsi un quadro clinico tipicamente infettivo da cui era seguito un calvario durato anni, tra ricoveri, terapie e nuove operazioni.

Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 6911/2018 ha ritenuto fondata la domanda dell’attrice.

I Giudici si sono basati sulla consulenza medico legale affidata a uno specialista in microbiologia-infettivologia e da uno specialista in ortopedia e medicina legale. I periti hanno ritenuto correttamente eseguito l’intervento di reimpianto protesico al quale la paziente era stata sottoposta. L’operazione era stata eseguita “con metodiche allo stato dell’arte e in Struttura adeguata”. I consulenti hanno inoltre rilevato che l’impianto di protesi articolare “non è scevro da rischi di complicanza infettiva”.

Nella fattispecie in esame, tuttavia, la gestione del caso non era stata esente da difetti, con evidenti errori decisionali. Ciò sia a valere per la valutazione del quadro clinico generale post-operatorio, sia in riferimento alla interpretazione delle indagini di laboratorio abitualmente eseguite per l’identificazione di possibili processi infettivi.

Gli esperti hanno conclusivamente affermato che la donna, aveva riportato una infezione dei tessuti periprotesici.

Il processo infettivo era insorto durante il ricovero in ambiente ospedaliero. Non era infatti presente né in incubazione al momento dell’ingresso della paziente in nosocomio. Era invece riferibile, per epoca e condizioni nonché per tempo d’incubazione, al periodo di ricovero. “Vi è concreta ragione di ritenere – riporta la perizia – che i micro-organismi furono direttamente inoculati nella sede chirurgica”.

Il comportamento assunto dagli specialisti che ebbero in cura la paziente nel decorso postoperatorio presso l’azienda ospedaliera convenuta, inoltre, “non fu certamente diligente”. Ciò in considerazione del fatto che il corteo sintomatologico e laboristico presentato avrebbe imposto una sorveglianza postoperatoria maggiormente approfondita. Il tutto mediante l’effettuazione di esami laboratoristici adeguati e l’impostazione di una corretta antibioticoterapia, una volta confermata la diagnosi di infezione del sito chirurgico.

Pertanto, era configurabile il nesso causale tra la procedura terapeutica effettuata e l’infezione periprotesica contratta dalla signora.

I Giudici del Tribunale meneghino, dunque, in base a tali risultanze, hanno ritenuto accertata la responsabilità della struttura per la condotta colposa dei sanitari nella gestione dell’iter clinico e terapeutico postoperatorio, con particolare riferimento alla gestione della complicanza settica verificatasi.

 

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