Due volontari del 118 e un medico risultano indagati per il decesso di una donna avvenuto il 21 luglio scorso: l’ ambulanza è giunta senza il medico a bordo

Tre persone, un medico e due volontari del 118, risultano indagate per omicidio colposo per la vicenda di una donna, morta il 21 luglio scorso a Torino.

Ecco cosa è accaduto.

La 46enne deceduta, di nazionalità, non aveva mai avuto problemi di salute e svolgeva regolarmente attività sportive.

La mattina del 21 luglio, un sabato, ha avvertito all’improvviso un malore. Un fortissimo dolore al petto. Poi un formicolio alle dita delle mani e dei piedi, un bruciore fastidioso e la perdita parziale della sensibilità. È scattato l’allarme ed è partita la telefonata verso il 118.

In base alle testimonianze raccolte dagli inquirenti, nella prima ambulanza arrivata in casa della donna non c’erano né medici né infermieri.

Al suo interno, infatti, vi erano solo un paio di volontari.

La situazione è apparsa subito molto grave. Così, i due volontari si sarebbero messi immediatamente in contatto con la centrale operativa. Questa li avrebbe guidati nelle prime operazioni di soccorso.

Si sarebbe poi reso necessario l’utilizzo di un defribillatore. Così, uno dei volontari sarebbe tornato sull’ambulanza per recuperare l’apparecchio salvavita e tentare così di ripristinare il normale ritmo cardiaco della donna. Le operazioni sarebbero durate parecchi minuti. Ecco perché il magistrato titolare del fascicolo si chiede adesso se un immediato trasporto in ospedale avrebbe potuto salvare la donna.

La gravità del caso avrebbe quindi convinto la centrale operativa del 118 a inviare una seconda ambulanza, questa volta con un medico a bordo. Questa, però, sarebbe giunta sul posto ben 20 minuti dopo la prima. Quando era ormai troppo tardi. La donna è infatti deceduta.

Il pubblico ministero Alessandro Aghemo ha “rilevato la necessità di procedere ad accertamenti tecnici al fine di stabilire le cause del decesso”.

Inoltre, sono stati avviati dei controlli per verificare eventuali errori commessi dagli “operatori sanitari”.

Un altro elemento controverso è l’orario di arrivo della seconda ambulanza, quella con a bordo il medico — una dottoressa — e altri quattro operatori del 118.

Giunta solo 20 minuti dopo e con la donna già in stato di arresto cardiorespiratorio. I tentativi di rianimarla sarebbero stati inutili e il medico non ha potuto far altro che constatarne il decesso.

Intanto i due operatori denunciati si sono rivolti all’avvocato Valentina Dicorato, mentre il medico del 118 è assistito da Stefano Tizzani. La famiglia della 46enne si è affidata invece all’avvocato Alberto Peroglio Carus. Il pubblico ministero ha nominato come proprio consulente di parte il medico Alessandro Giordano, mentre i difensori dei tre indagati gli specialisti Lorenzo Varetto e Sergio Bonziglia.

L’autopsia sul cadavere della 46enne, tuttavia, non avrebbe chiarito le cause esatte del decesso, forse dovuto a un’anomalia congenita coronaria. Occorrerà comunque un esame istologico prima di poter dire con certezza cosa abbia ucciso la donna.

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