Sono accusati di omicidio colposo in seguito alla morte del paziente avvenuta a sei mesi di distanza dall’errore in sala operatoria. Per l’accusa il decesso sarebbe legato all’intervento

Il primario del reparto di urologia dell’Ospedale di Ponte a Niccheri e altri quattro medici della sua equipe sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo. I camici bianchi, a marzo 2014, asportarono a un paziente di 83 anni il rene sbagliato. L’uomo, infatti, doveva essere sottoposto a un intervento di nefroureterectomia destra per via di un cancro, ma in sala operatoria gli venne tolto l’organo sinistro che invece era stato appena intaccato dal tumore.

A distanza di sei mesi dall’operazione il paziente morì e secondo le ipotesi dell’accusa, il decesso sarebbe imputabile proprio a quell’errore. Ci sarebbe un nesso, quindi, tra la crisi respiratoria e lo scompenso cardiaco che stroncarono l’uomo e l’asportazione del rene sbagliato che lo aveva reso  “anefrico funzionale”.

Secondo il pubblico ministero i sanitari non si sarebbero attenuti ai protocolli del Ministero della Salute e della Regione e sarebbero dunque colpevoli di imprudenza, negligenza ed imperizia. In particolare, uno dei componenti dell’equipe non avrebbe letto gli esami medici a cui il paziente era stato sottoposto, eseguiti correttamente e riportanti in modo chiaro che il rene da asportare era il sinistro. Il consenso informato che venne fatto firmare all’uomo ricoverato riportava l’indicazione del rene sbagliato. Anche in sala operatoria, un’attenta presa visione della documentazione clinica avrebbe consentito di scongiurare l’errore.

Nel processo, che comincerà a febbraio del prossimo anno, l’Asl si è costituita parte civile. Sul primario del Reparto, oltre all’accusa di omicidio colposo, pende anche quella di soppressione di atti. Secondo quanto ricostruito, infatti, dopo la scoperta dell’errore il chirurgo avrebbe distrutto, in un attacco d’ira, la check list operatoria che registra il nome degli operatori e tutti i passaggi dell’intervento.

 

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