Si è chiuso il processo scaturito dall’operazione Mala sanitas, che nel 2016 aveva scoperchiato errori medici e un sistema di copertura illecito presso l’ospedale del capoluogo di provincia calabrese

Otto medici degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria sono stati condannati dal Tribunale a conclusione del processo scaturito dall’inchiesta denominata Mala sanitas. Nell’aprile del 2016 un’operazione condotta dalle Fiamme Gialle del capoluogo di provincia calabrese aveva fatto emergere una serie di errori compiuti nei reparti di ostetricia e ginecologia, di neonatologia e di anestesia, poi coperti con la falsificazione delle cartelle cliniche.

I reati contestati, a vario titolo, erano falso ideologico e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti, interruzione di gravidanza senza il consenso della gestante.  Caduta, invece, l’accusa di associazione per delinquere.

In particolare, gli episodi di malasanità accertati riguardavano il decesso, in casi distinti, di due bimbi appena nati,  e le irreversibili lesioni di un altro bimbo dichiarato invalido al 100%. E ancora i traumi e le crisi epilettiche e miocloniche di una partoriente, il procurato aborto di una donna non consenziente, nonché le lacerazioni strutturali ed endemiche di parti intime e connotative di altre pazienti.

L’attività investigativa aveva inoltre permesso di accertare l’esistenza di un “sistema di copertura illecito, condiviso dall’intero apparato sanitario, che è stato attuato in occasione di errori medici commessi nell’esecuzione dell’intervento sulle singole gestanti o pazienti, per evitare di incorrere nelle conseguenti responsabilità soprattutto giudiziarie”.

A far scattare le indagini, erano stati i contenuti di alcune intercettazioni telefoniche disposte nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia. In particolare, dalle intercettazioni su un’utenza intestata all’Azienda ospedaliera e in uso al primario del reparto ginecologia e ostetricia sarebbero emersi casi che configuravano le ipotesi di reato di colpa medica e di falsità in atto pubblico da parte dei dipendenti del reparto.

Gli atti erano quindi passati alla Procura ordinaria che aveva disposto ulteriori intercettazioni, raccolto le dichiarazioni di pazienti e degenti, acquisito la documentazione sanitaria e disposto consulenze tecniche.

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