Un anno e quattro mesi di pena per il camice bianco accusato di truffa e interruzione di pubblico servizio
Truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio. Sono i reati per i quali è stata condannata una dottoressa di 60 anni, in servizio a marzo 2010 come guardia medica presso un Distretto Asl della Toscana. Il Tribunale di Prato, a fronte di una richiesta avanzata dal pubblico ministero pari a un anno e due mesi, le ha inflitto un anno e quattro mesi, con sospensione condizionale della pena.
Il camice bianco, nello specifico, era accusato di non rispondere alle telefonate. Su segnalazione di una donna che aveva tentato invano per oltre mezz’ora di mettersi in contatto con il medico, trovando la linea sempre occupata, i carabinieri erano intervenuti presso la sede del Distretto trovando all’entrata un cartello con la scritta “sono fuori per visita urgente”. I militari decisero comunque di suonare il campanello e dopo una lunga attesa la dottoressa aprì la porta, senza riuscire a giustificare né il messaggio affisso sulla porta, né il motivo per cui non rispondesse al telefono.
Nel corso del processo i legali dell’imputata hanno provato a spiegare che il cartello era usato da tutti i medici che occupavano l’ambulatorio e che spesso capitava che rimanesse attaccato alla porta per dimenticanza. La dottoressa, che come sottolineato dai suoi avvocati era alla ventesima ora di servizio, ha sempre negato che stesse dormendo, senza tuttavia saper fornire una spiegazione circa il fatto che la linea telefonica fosse occupata.
La difesa attende ora le motivazioni della sentenza preannunciando già ricorso in appello contro la decisione di primo grado. Nel giudizio si era costituita parte civile anche la Asl, che all’epoca aveva sospeso dal servizio senza stipendio il camice bianco, reintegrandolo dopo otto mesi. L’Azienda sanitaria aveva avanzato nei confronti della guardia medica la richiesta di un risarcimento pari a 35mila euro; il Giudice ha concesso una provvisionale di 5mila euro.




