Ragazze investite a Roma, ventenne ai domiciliari

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ragazze investite

Il giovane è accusato di omicidio stradale plurimo per la morte di due ragazze investite a Roma la notte del 22 dicembre

“Si era messo alla guida dell’autovettura nonostante avesse assunto bevande alcoliche e nonostante in passato gli fosse stata già ritirata la patente di guida per violazioni del codice della strada”. Un comportamento che “dimostra noncuranza, se non addirittura disprezzo verso i provvedimenti e i moniti dell’autorità amministrativa e di pubblica sicurezza ed è sintomo di una personalità incline alla violazione delle regole”. Il Gip di Roma ha deciso di disporre gli arresti domiciliari per il ventenne indagato per la morte delle due ragazze investite a Roma la notte del 22 dicembre. L’ipotesi di reato nei suoi confronti è di omicidio stradale.

Il ragazzo, peraltro, come riportato nell’ordinanza del magistrato, viaggiava a “una velocità superiore al limite consentito di 50 Km/h”. Inoltre, guidava senza tenere conto delle “condizioni della strada e del traffico”, come l’ora notturna, la scarsa illuminazione, la forte pioggia intermittente e l’intenso traffico pedonale e veicolare, “così da non poter arrestare tempestivamente il veicolo a fronte di un ostacolo prevedibile”.

Secondo il Gip, dunque, “sussiste l’esigenza cautelare per il concreto pericolo di reiterazione della condotta criminosa”.

“La personalità dell’indagato – si legge nel provvedimento – lascia ragionevolmente presumere che il medesimo non si scoraggi dall’usare comunque l’automobile per il solo fatto dell’avere avuta ritirata la patente di guida”. Ne deriva la necessità di limitarne la libertà di movimento “al fine di neutralizzare il pericolo concreto ed attuale di reiterazione di condotte analoghe”. Il ventenne, infatti, “sebbene incensurato e di età giovane potrebbe mettersi alla guida di autovetture di amici o conoscenti anche senza patente e porre in essere condotte gravemente colpose in violazione delle norme della circolazione stradale compromettendo così la propria e l’altrui incolumità”.

Il Giudice ha invece escluso l’aggravante dell’alterazione psicofisica dovuta all’uso di sostanze stupefacenti. Nonostante le analisi ne abbiano rilevato la presenza nel sangue, potevano essere state assunte anche in epoca precedente.

Le due vittime, dal canto loro, secondo il Gip, avrebbero attraversato la carreggiata, scavalcando il guard rail, “nel momento in cui il semaforo era fermo sulla luce rossa per i pedoni”.

Pertanto avrebbero tenuto una “condotta vietata, incautamente spericolata, così concorrendo alla causazione del sinistro mortale”.

“Nella ricostruzione di un incidente stradale, nella sua dinamica e nella sua eziologia, il giudice di merito – si legge nell’ordinanza – deve necessariamente tenere conto delle condotte dei singoli utenti della strada coinvolti per accertarne le responsabilità, determinare l’efficienza causale di ciascuna eventuale colpa concorrente”.

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