Messina, paziente vandalizza ambulatorio di guardia medica

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A rischio l’incolumità di una dottoressa in servizio presso un presidio di continuità assistenziale di Messina

Nuova aggressione a un medico in Sicilia. Questa volta è accaduto a Messina, nella notte tra giovedì e venerdì scorso, presso il presidio di Continuità assistenziale dell’ex Mandalari. La vittima è una dottoressa, aggredita da un utente che ha scaraventato in aria e divelto l’arredamento della stanza mettendo seriamente a rischio la sua incolumità.

Secondo quanto riporta la Gazzetta del Sud, si tratterebbe di un paziente affetto da schizofrenia che ha dato in escandescenze vandalizzando i locali dell’ambulatorio. II peggio sarebbe stato evitato grazie alla contestuale presenza degli operatori del SUES-118, che sono intervenuti neutralizzando l’aggressore e limitando i danni.

Nessuno degli addetti dell’Asp è rimasto ferito. La stessa dottoressa è fortunatamente rimasta illesa, pur avendo subito un forte shock emotivo.

L’uomo, dopo l’intervento dei carabinieri, è stato trasportato presso l’Azienda Ospedaliera Papardo, dove si sarebbero rese necessarie cure più approfondite. Il paziente, in ogni caso, è stato denunciato sia dal medico sia dall’Asp di Messina per danneggiamento dei locali.

L’Ordine provinciale  dei medici è intervenuto per  stigmatizzare  “questo fenomeno preoccupante e ormai dilagante”. Per il presidente Giacomo Caudo “non è accettabile continuare a dover sperare nella divina provvidenza o nella vicinanza di qualcuno”.

“I medici – ha aggiunto – si sentono lasciati soli e sono sempre più scoraggiati e impauriti, specialmente i camici rosa”.

“Episodi simili sono ormai all’ordine del giorno – denuncia la Federazione italiana medici di medicina generale -. In tutte le strutture sanitarie, dall’ospedale alla guardia medica, i professionisti rischiano aggressioni da parte di pazienti o parenti. In guardia medica il problema è anche più accentuato ed aggravato dall’estrema solitudine in cui è costretto ad operare il medico. I sanitari sono ormai in preda a uno stato di rassegnazione ritenendo le aggressioni, verbali o fisiche, come un fatto inevitabile e abituale”.

 

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