Revisione protesi per infezione (Tribunale Roma, Sentenza n. 4428/2023 pubblicata il 17/03/2023)
Revisione protesi anca destra per instabilità in luogo di infezione protesica.
Il paziente, in data 17 settembre 2007 si sottoponeva ad intervento di artroprotesi totale anca destra per coxartrosi post traumatica; a seguito della persistenza di algie e limitazione funzionale dell’anca destra si rivolgeva ai medesimi Medici che eseguivano l’intervento, su indicazione del Primario, veniva ricoverato nel 2009 e sottoposto ad intervento di revisione cotile più testina.
A distanza di 1 anno, in data 20 settembre 2010, si sottoponeva a revisione di protesi con gli stessi medici esecutori. Seguitava la sintomatologia dolorosa e in data 24 ottobre 2011 veniva ricoverato e sottoposto ad ecografia articolare che riscontrava , tra gli altri, voluminosa raccolta contenuto fluido corpuscolo laterale con alcuni setti fibrosi nel suo contesto a contatto con la corticale femorale ed infiltranti il tessuto sottocutaneo.
Tale raccolta di liquido appariva in prima ipotesi riferibile a formazione ascessuale. In data 18 febbraio 2012 si sottoponeva ad intervento di rimozione della protesi dell’anca e veniva impiantato un distanziatore antibiotato; in data 23 febbraio 2012 le analisi colturali dei pezzi protesici e frammenti ossei periprotesici evidenziavano positività allo staphylococcus epidermidis.
Secondo la tesi attorea, la persistenza della sintomatologia dolorosa doveva indirizzare il personale sanitario verso un’infezione protesica ,e non verso una protesi instabile , sicché formulare la diagnosi corretta sarebbe stato determinante per affrontare correttamente l’aspetto infettivo, piuttosto che una complicanza dell’intervento chirurgico.
La CTU Medico-legale ha accertato “L’attore in data 17 settembre 2007 si sottopose ad intervento di artroprotesi totale anca destra; in data 16 novembre 2009 si ricoverò per una coxalgia destra ingravescente con limitazione funzionale e, dopo avere eseguito gli esami pre operatori, venne sottoposto ad intervento chirurgico di “revisione di protesi polietilene + testina” anca destra ; dalla descrizione del suddetto intervento si evidenziava una grave usura del polietilene , e si procedette dunque alla rimozione e successiva sostituzione della testina e del polietilene , con decorso post operatorio nella norma. In data 20 settembre 2010 l’attore venne di nuovo ricoverato presso la medesima Struttura con diagnosi di “mobilizzazione cotile artroportesi anca destra ; anamnesi patologica prossima: riferisce coxalgia destra , rx documenta sospetta mobilizzazione cotile e versamento ileopsoas”; in data 21 settembre 2010 venne sottoposto ad intervento chirurgico di revisione cotile e dimesso in data 23 settembre 2010 con diagnosi di mobilizzazione cotile anca destra ; in data 19 ottobre 2011 ulteriore ricovero presso la Struttura convenuta con diagnosi di esostosi femore destro ed intervento chirurgico di rimozione esostosi . In data 26 ottobre 2011 si sottopose a RM anca destra presso altra Struttura , all’esito della quale si apprezzava raccolta fluida con alcuni setti all’interno di natura verosimilmente ascessuale ; in data 24 maggio 2012 l’attore si sottopose a scintigrafia che non evidenziava segni di infezione all’anca destra . In data 18 febbraio 2012 l’attore si ricoverò presso la seconda struttura per essere sottoposto ad intervento chirurgico per mobilizzazione settica protesi anca destra con posizionamento di spaziatore ; dagli esami colturali dei mezzi di sintesi e dai campioni di materiale biologico si evidenziava la presenza di Staphylococcus epidermidis ; il paziente venne dimesso con prescrizione di terapia antibiotica . In data 16 giugno 2012 infine l’attore si sottopose presso la seconda Struttura ad intervento di rimozione della protesi con inserimento di nuovo impianto protesico…(..).. la mobilizzazione del cotile, sottoposta ad intervento del settembre 2010 presso la prima Struttura “già rientrava in un quadro di infezione protesica…Non risulta in tale situazione (a seguito dell’intervento del settembre 2010 , ndr) essere stato eseguito tampone colturale batteriologico . Tale esame è da ritenersi fondamentale sia per definire una mobilizzazione settica da quella asettica , come anche individuare gli eventuali germi presenti e la loro sensibilità agli antibiotici onde permettere una precoce e mirata terapia medica…Tanto è vero che in data 18 febbraio 2012 venne ricoverato presso il Policlinico con diagnosi di “infezione protesi anca dx”….”
I CTU concludono affermando che “ si è verificata una infezione nosocomiale insorta “con grande probabilità dopo il secondo intervento e sempre con grande probabilità causa della mobilizzazione …”.
Le conclusioni cui è pervenuto il collegio peritale , tuttavia, non vengono condivise , in mancanza di riferimenti a sostegno della proprie argomentazioni , peraltro empiriche e scarsamente motivate , alla letteratura scientifica circa le caratteristiche e il tempo di incubazione dello Staphylococcus epidermidis , al fine di verificare la sussistenza del nesso causale, secondo la regola del più probabile che non , tra il secondo intervento eseguito nel 2009 – quello in cui venne riscontrata la grave usura della testina e del polietilene – e l’insorgenza della infezione, peraltro riscontrata a distanza di tre anni.
Osserva inoltre il Tribunale che, anche a voler ritenere plausibile l’assunto dei Consulenti secondo cui l’infezione nosocomiale si sarebbe verificata dopo il secondo intervento (quello del 2009) , siffatta affermazione si pone in evidente contrasto con quanto dedotto dalla stessa parte attrice nelle premesse in fatto dell’atto introduttivo, dove afferma testualmente “per persistenza del dolore, segni di flogosi ed essudato siero – emorragico si sottoponeva in data 23 febbraio 2010 (e cioè dopo l’intervento eseguito nel 2009 all’esito del quale secondo i CC.TT.UU. sarebbe probabilmente insorta l’infezione, ndr) , 2 febbraio 2012 e 24 maggio 2012 a tamponi e scintigrafie total body e segmentarie con leucociti marcati, tutte con esito negativo”.
Ergo, non è stata accertata la causa e l’origine dell’infezione, ma soprattutto non è stato chiarito, con particolare riferimento alla CTU, il motivo della affermazione secondo cui l’infezione sarebbe insorta dopo il secondo intervento ; tutta la consulenza si fonda su assunti probabilistici che precludono l’accoglimento della domanda.
Per tali ragioni la domanda viene rigettata, con condanna in capo all’attore delle spese di lite e di CTU.
OSSERVAZIONI
Premesso che chi scrive non è a conoscenza degli atti di causa e dell’elaborato peritale, lascia comunque perplessi la decisione di non condivisione delle conclusioni dei CTU.
Il Tribunale giustifica ciò “in mancanza di riferimenti a sostegno delle proprie argomentazioni, empiriche e scarsamente motivate, alla letteratura scientifica circa lo staphilococco epidermidis”.
Ci si domanda, allora, per quale ragione non sia stata disposta una integrazione alla CTU, ovvero una nuova CTU, con diverso collegio, soprattutto in considerazione del fatto che nell’elaborato “non è stato correttamente chiarito perché l’infezione sarebbe insorta dopo il secondo intervento.”
Tali lacune medico-legali non devono essere poste in capo al paziente danneggiato.
Avv. Emanuela Foligno
Sei vittima di errore medico o infezione ospedaliera? Hai subito un grave danno fisico o la perdita di un familiare? Clicca qui o chiamaci al 800 332 771
Leggi anche:





