E’ un tam tam di opinioni “oscure” il tema del nuovo disegno di legge sulla responsabilità sanitaria. 

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Tutti possono parlare senza pagare dazio. E quindi se ne leggono delle belle soprattutto da medici che si avventano a disquisire su concetti giuridici estranei alla loro cultura. E lo stimolo a questo pezzo di “Io Polemico” nasce dalla lettura di una dichiarazione fatta da una collega ortopedica su Quotidiano Sanità a cui si rimanda prima di continuare la lettura di questo pezzo.

Se si analizza la lettera della collega scritta al direttore del quotidiano sanitario e la si paragona ad altra lettera di un collega italiano chirurgo che da anni lavora negli USA, possiamo evidentemente dedurre che trattasi di due colleghi provenienti da pianeti diversi. Propendo personalmente per la visione delineata dal Collega chirurgo, ma, in disparte da ciò, un principio pare indiscutibile: scrivere di un argomento presuppone conoscerlo bene; si rischia altrimenti di fuorviare e fuorviarsi. Analizziamo i contenuti della lettera della Collega ortopedica, premettendo quanto segue:

⁃ Tutti i cittadini (compresi i medici) accusano i politici di essere una Casta a dir poco “particolare” e dunque da evitare;

⁃ E’ frequente sentire (e la lettera della collega lo evidenzia) che altra Casta impunibile e particolare è quella dei giudici.

Ma, udite udite, anche i facenti parte della classe medica aspirano a diventare una casta di impunibili! E’ incredibile leggere che i medici, per difendersi dal contenzioso medico legale, non curano i “casi difficili” o praticano una “medicina difensiva”. Io faccio il medico legale da 1995 e mi occupo quasi esclusivamente di contenzioso medico legale sanitario su tutto il territorio nazionale dal 2005; per mia grande fortuna frequento i migliori primari e specialisti medici del territorio che, parlando di contenzioso, affermano (ed io condivido) che esistono più cause in quanto:

⁃Il livello della cultura medica si è drasticamente abbassato;

⁃È venuta meno la passione e la volontà di sacrificarsi;

⁃Si pensa più al business che al paziente;

⁃Le strutture non sono adeguate alla grande attività su di loro incombente;

⁃Esiste grande ignoranza medico-legale nei medici che svolgono attività di cure e diagnosi;

⁃E tante altre “belle” cose… e con le eccezioni che confermano tali regole.

Ma allora, il problema del contenzioso si può risolvere partendo dal danno-conseguenza o sarebbe meglio eliminare o ridurre i danni –“evento”? Questo, penso, sia un quesito che deve far riflettere il legislatore in quanto, quello che sta facendo a riguardo del rischio sanitario, è solo parzialmente positivo, ma di certo non ridurrà il contenzioso e il malessere dei cittadini danneggiati (pazienti e medici).

Torniamo alla lettera della collega ortopedica e prima di analizzare le sue proposte per il rischio sanitario leggiamo le sue premesse. Si lagna e giustifica che i medici per paura del contenzioso fanno medicina difensiva ed evitano gli interventi rischiosi e che, sempre per la paura del contenzioso, i chirurghi nelle loro scelte terapeutiche vengono influenzati negativamente 7 volte su 10.

A questa sua premessa risponderei che ogni paziente andrebbe valutato talmente con diligenza e prudenza (ove non manchi la perizia) tanto da evitare gli eventi avversi e i contenziosi e che questo atteggiamento ha solo risvolti positivi sia per i medici che per i pazienti.

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Riguardo gli interventi “problematici/sperimentali” prendo atto che la collega mette sullo stesso piano tali eventi, probabilmente sconoscendo la differenza medico legale e giuridica tra gli interventi problematici e quelli sperimentali. Per quest’ultimi la Collega deve sapere che la colpa del medico è regolamentata dal 2236 del c.c. che afferma come i medici in questi casi siano punibili solo per dolo o colpa grave, mentre per quelli “problematici”, termine col quale sembra voglia definire gli interventi difficili, essi sono regolamentati comunque e sempre dal 1176 c.c. comma 2 secondo il quale per un medico specialista (e quindi qualificato, ossia bravo) sono interventi di routine.

Passando alla lista dei “suggerimenti legislativi” essa risulta davvero disarmante. Vediamo un pochino.

1) Ai punti 1 e 2 la collega dimostra di non conoscere il diritto vivente e, come succede spesso, parla solo per sentito dire: in pratica ciò che richiede è già vigente;

2) Al punto 3 ribadisce uno dei pochi punti del nuovo disegno di legge che non verrà certamente cambiato;

3) Al punto 4 chiederebbe un favore per la sua aspirata “Casta di Impunibili”, ossia che solo la domanda giudiziale interrompa i termini di prescrizione. Il commento a questo punto sembra inutile: le implicazioni di una tale modifica legislativa (perché di questo  dovrebbe trattarsi attesa la chiarezza della norma e la ossificata giurisprudenza sul punto) sono tali e tante che occorrerebbe una monografia per sceverarle, e, comunque, non ci sono altri esempi legali di interruzione della prescrizione solo per atto giudiziale;

4) Al punto 5 si auspica quanto già esiste nelle strutture che autogestiscono il rischio;

5) Al punto 6 la proposta è pasticciata e dagli effetti nefasti: se da un lato la quasi totalità delle cause sono sostenute da preventiva relazione medico legale, dall’altro si chiederebbe in ogni processo una sorta di “referendum” tra specialisti al fine di stabilire chi è meglio di quello accusato. Sarebbe senza ragionevole dubbio un processo snello che risponde ai criteri di ragionevole durata imposti al novellato art. 111 cost.?

6) Al Punto 7 la collega accenna ad argomenti medico legali che, chiunque disponga di dimestichezza media in ambito, sa essere già la comune pratica medico legale e giuridica;

7) Anche al punto 8 la collega non ricorda come la normativa in materia di appalti è distante anni luce per principi, presupposti, interessi tutelati e finalità da quella in materia di responsabilità professionale.

8) Al punto 9 ci sembra di scorgere un delirio giuridico processuale: il querelante dovrebbe essere condannato per lite temeraria anche in caso di soccombenza parziale; come dire: “hai avuto ragione ad intentare il giudizio perché un parte di ciò che chiedevi è risultato corretto e concedibile; per questo motivo la tua lite … non avrebbe dovuto esser intentata” [sic!] Et de hoc satis.

Insomma ci si attenderebbe da chi protesta una maggiore competenza affinché le proteste siano costruttive e “utili” per il legislatore e non divengano il vuoto lamento di chi, pur animato magari da lodevoli intenti, rischia di auto-etichettarsi come “protettore strenuo ed ingiustificato di una categoria”. Infatti:

mi sarei atteso da un medico con svariati anni di professione alle spalle una critica e dei consigli su come migliorare la qualità del lavoro di medici che oggi operano sotto stress non per la paura delle querele ma per l’impossibilità di esercitare la professione con amore e serenità oltreché con passione.

mi sarei atteso una critica ai quiz di ingresso ai corsi di medicina, inutili, che mirano a generare solo un business e che allo stesso tempo tolgono la voglia, ai ragazzi, di fare medicina. Ma, in fondo in fondo, cosa serve al cittadino? Meno medici specialisti, ma di alta qualità professionale o tanti medici specialisti di mediocre preparazione? Credo sia necessario riflettere bene prima di tentare difese oltranziste con istanze che determinerebbero, se accolte, una specie di impunibilità che può solo peggiorare le cose!

Dr Carmelo Galipò

1 commento

  1. Complimenti vivissimi e sentiti per questo articolo, da paziente e da cittadina italiana, oltre che da appassionata rappresentante degli studenti di altro percorso di studi.
    I test bisognerebbe farli come un tempo si facevano per entrare nell’arma dei carabinieri. Cioè valutare la possibile vicinanza con i contesti criminali, per non forgiare futuri colletti bianchi. Ed impedire a chi si fa medico di svolgere mansioni deputate al governo dei cittadini, che invece dovrebbe passare a personale formato da altre lauree specialistiche future.
    Togliere potere, denaro, e possibilità di avere argini di manipolazione della cittadinanza al malaffare imperante.
    Uno scossone di dignità, amore per l’umanità e per la Scienza come preziosa maestra per lo sviluppo spirituale di tutti

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