Alzheimer: trovato anticorpo che riduce le placche nel cervello

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Anticorpi monoclonali che puliscono il cervello dalla placche beta-amiloidi e contrastano l’Alzheimer.

Sono il risultato di uno studio condotto da un team di scienziati dell’Università di Zurigo in collaborazione con l’azienda biotech Biogen e lo spin-off dell’ateneo elvetico Neurimmune. Pubblicato su Nature lo studio supporta ulteriori sviluppi di un anticorpo spazzino, per dar vita a una terapia capace di incidere sulla malattia di Alzheimer. Il trattamento con anticorpi ha ridotto i depositi di beta-amiloide nel cervello dei pazienti con malattia di Alzheimer lieve.

Roger M. Nitsch, docente dell’Institute for Regenerative Medicine dell’Uzh è soddisfatto dei risultati e ottimista per il futuro nel poter fare altri passi avanti nel trattamento di questa malattia ha evidenziato come “L’effetto dell’anticorpo è davvero impressionante. E il risultato dipende dalla dose e dalla durata del trattamento”. A un anno di terapia i pazienti che avevano assunto le dosi più alte di anticorpi non presentavano più placche beta-amiloidi, il cui accumulo nel cervello è un segno caratteristico dell’Alzheimer. La tossicità correlata a questo accumulo è secondo gli esperti una causa primaria della disfunzione sinaptica e della neurodegenerazione alla base della progressione caratteristica della malattia. Un successo per la ricerca che fino ad adesso non era riuscita a colpire la proteina beta-amiloide della malattia mangia-ricordi. Il vicepresidente esecutivo e direttore medico di Biogen Alfred Sandrock ha descritto le tappe di sviluppo di aducanumab, un anticorpo monoclonale che colpisce solo la proteina beta-amiloide. Questo entra nel cervello e colpisce i depositi.

I ricercatori hanno condotto uno studio con 165 pazienti a cui è stato somministrato per un anno infusioni mensili di placebo o aducanumab. Al termine del trattamento la beta-amiloide era ridotta nei pazienti che hanno ricevuto l’anticorpo. Pochi invece i cambiamenti in chi è stato trattato invece con il placebo. 20 pazienti su 40 che hanno interrotto il trattamento lo hanno fatto per via degli effetti collaterali
“La conferma che un trattamento anti beta-amiloide rallenta il declino cognitivo potrebbe essere una rivoluzione per come noi conosciamo, trattiamo e preveniamo la malattia di Alzheimer”, conclude Eric Reiman del Banner Alzheimer’s Institute di Phoenix (Usa), commentando la ricerca in un articolo di accompagnamento.

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