Nuove prospettive terapeutiche per combattere l’artrite reumatoide. E’ stato infatti scoperto un  ‘grilletto molecolare’ che attiva nei pazienti affetti dalla patologia la sintesi di anticorpi nocivi nell’organismo e amplifica processi infiammatori patologici. La ricerca, pubblicata sull’ultimo numero della prestigiosa rivista ‘Nature Communications’, è stata realizzata dai ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, in collaborazione con i colleghi dell’Università di Glasgow.

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria progressiva con una incidenza tra lo 0.5% e l’1% della popolazione; interessa primariamente le articolazioni e coinvolge tutti gli organi e apparati causando un aumento di morbidità (malattia) e la riduzione dell’aspettativa di vita. La patologia affligge più frequentemente le donne, insorgendo più spesso nella quarta-quinta decade di vita. La base della malattia è una reazione “autoimmunitaria”, durante la quale cellule di difesa – i linfociti T e linfociti B – normalmente deputate a riconoscere ed eliminare agenti infettivi – si rivoltano contro lo stesso organismo e generano infiammazione distruttiva diretta contro le articolazioni e gli organi interni del paziente, oltre a produrre anticorpi (i cosiddetti autoanticorpi) patologici che attaccano a loro volta le articolazioni.

Studiando i campioni biologici di oltre 60 pazienti, i ricercatori hanno scoperto che la ‘chiave di volta’ della malattia è una molecola chiamata micro-RNA155 (miR155), che è in grado di attivare le cellule facendole divenire patogene. Gli studiosi hanno inoltre dimostrato che, quando presente in eccesso, questo microRNA riduce la presenza di una importante molecola anti-infiammatoria chiamata Pu-1. Bloccando però miR155 attraverso una molecola specifica, fornita dai ricercatori dell’Università di Glasgow, è possibile spegnere l’infiammazione determinando l’aumento di Pu-1, che è, appunto, un potente inibitore dell’infiammazione.

“La scoperta – sottolinea Gianfranco Ferraccioli, Ordinario di Reumatologia alla Cattolica e Direttore del Polo di Scienze Reumatologiche, Dermatologiche, Immuno-Allergologiche, Urologiche e Nefrologiche del Policlinico A. Gemelli – apre nuovissime prospettive terapeutiche e soprattutto insegna che il controllo della infiammazione prodotta dalle cellule B che producono gli autoanticorpi nocivi è realmente possibile senza usare farmaci o chemioterapici che abbattono le cellule B”.

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