Confermata la responsabilità dell’Ente per la caduta del motociclista causata da un’anomalia della strada

Con l’ordinanza n. 19128/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un Comune ligure chiamato in causa dall’Ente provinciale nell’ambito della causa intentata da un motociclista che chiedeva il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a seguito di una caduta causata da un’anomalia della strada. Strada sulla quale il Comune aveva autorizzato l’esecuzione di lavori di rifacimento del manto.

Il Tribunale aveva accolto la domanda, ritenendo provato il nesso causale tra le condizioni della strada, l’evento lesivo dedotto e l’accadimento ascrivibile al fatto del terzo, condannando la Provincia al risarcimento dei danni e accogliendo la domanda di manleva proposta nei confronti del Comune.

La Corte d’Appello, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva dichiarato la responsabilità del motociclista nella misura del 30% e della Provincia nella misura del 70% con condanna di quest’ultima al pagamento della somma di euro 120.000, circa oltre interessi e conseguente condanna del Comune a corrispondere a quest’ultima le somme indicate.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, la parte ricorrente deduceva, tra gli altri motivi, che i Giudici del merito avrebbero errato nell’affermare la responsabilità della Provincia dando per scontata la sussistenza di una “buca” rispetto alla quale era stato richiesto al consulente di esprimere un giudizio sulla evitabilità della stessa, nel caso di guida rispettosa del limite di velocità; al contrario di quanto ritenuto dalla Corte territoriale, quello raffigurato nella foto costituiva un avvallamento e non una buca.

La prova testimoniale non avrebbe consentito di individuare con esattezza la dinamica e l’esistenza della buca; conseguentemente sarebbe mancata la prova del nesso causale che incombeva sul danneggiato e tale profilo sarebbe stato evidenziato anche dal consulente d’ufficio. Nonostante la mancanza di prova dell’esistenza della buca e la probabile esistenza di un semplice avvallamento, la Corte avrebbe comunque localizzato tali anomalie della strada vicino al margine destro della carreggiata, con ciò pervenendo ad una conclusione assolutamente contraddittoria.

Gli Ermellini, tuttavia, non hanno ritenuto di aderire alle doglianze proposte, respingendo il ricorso in quanto infondato.

La Corte territoriale, infatti, aveva fatto corretta applicazione dei principi giurisprudenziali in materia, riguardo all’onere spettante al danneggiato di dimostrare il nesso causale. Il Collegio distrettuale aveva affermato che il motociclo era caduto per la presenza di una buca e tale anomalia della strada era “rappresentata nella fotografia”; aveva poi precisato che il consulente non aveva potuto accertare il posizionamento esatto della buca, evidentemente perché lo stato dei luoghi era mutato dopo l’incidente. Pertanto, non era stato possibile rilevare se la “buca rappresentata nella fotografia” fosse posizionata in corrispondenza di un palo della illuminazione pubblica. La sentenza chiariva successivamente che dalla fotografia si evinceva che più che di una buca si trattava “più propriamente di avvallamento”, che secondo il consulente era stato determinato dalla asperità dell’asfalto “dovuta verosimilmente ad una non corretta preparazione del fondo”. Era, invece, possibile posizionare la “buca o avvallamento” in prossimità del margine destro della carreggiata. Tali elementi consentivano di definire con chiarezza il nesso causale.

La redazione giuridica

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