La presenza di una insidia non basta per vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, se si ha conoscenza dello stato dei luoghi e non si adopera l’opportuna prudenza

Qualora l’insidia si trovi in un luogo, di cui il danneggiato ha buona conoscenza è suo onere tenere un comportamento maggiormente prudente e diligente. In caso contrario, la sua imprudenza sarà idonea ad integrare il caso fortuito

La vicenda

Lamentava di essere caduto scivolando da un cordolo in gomma rivestito da un telo non saldamente fissato a terra, posto ai lati di un campo da tennis; cosicché citava in giudizio la società sportiva per essere risarcito di tutti i danni riportati a seguito della caduta.
Nel corso dell’istruttoria espletata davanti al giudice di primo grado, era stata confermata la dinamica dell’incidente e riscontrato a carico del danneggiato un danno biologico permanente del 5-6% e un danno biologico temporaneo di 70 giorni accertato dal CTU.
Ma all’udienza fissata per la precisazione delle conclusioni, subentrava un altro giudice che formulava alle parti una proposta conciliativa ai sensi dell’art. 185 c.p.c. in cui veniva proposto il risarcimento del danno biologico nella misura del 50% di quello accertato dal CTU e la liquidazione di euro 1350, in sette rate mensili.
La proposta, tuttavia, non veniva accettata, cosicché fissata una nuova udienza di precisazione delle conclusioni, si giungeva finalmente alla decisione.
Ebbene, in contrasto con la precedente proposta transattiva, il Tribunale respingeva la domanda dell’attore, condannandolo anche al pagamento delle spese di giudizio.

Immancabile il giudizio della Cassazione.

Secondo il ricorrente i giudici di merito erano incorsi in una serie di errori.
In particolare il giudice dell’appello, sovrapponendo e assemblando le prescrizioni di cui agli artt. 185 e 185 bis c.p.c., non avrebbe tratto alcuna conseguenza dal fatto che la proposta conciliativa era stata formulata ad istruttoria interamente espletata; oltre alla sua intrinseca contraddittoria perché basata sulla ricorrenza di un concorso di colpa mentre la sentenza impugnata, pur in assenza di elementi nuovi, respingeva la richiesta dell’attore, condannandolo al pagamento integrale delle spese di lite.
Si trattava in altre parole, di una decisione affetta da nullità.
Ma per i giudici della Cassazione la decisione impugnata era immune da vizi.
Innanzitutto non vi era alcuna invalidità, dal momento che le cause di nullità sottendono oltre al principio di tassatività, anche a quello del “raggiungimento dello scopo. Ed infatti, lo scopo da sempre perseguito dal legislatore “che ha disseminato il processo di ipotesi di sanatoria e di meccanismi volti a rimediare agli errori commessi nel compimento degli atti processuali”, è quella di fare in modo che il processo avviato possa raggiungere il suo scopo, cioè arrivare più speditamente ad una definizione della controversia.
Quello che era accaduto nel caso di specie: il giudice aveva tentato di arrivare più speditamente alla definizione della controversia, attraverso quella proposta conciliativa.

Ma la decisione impugnata era immune da critiche anche nel merito.

Il fatto di aver escluso il nesso causale tra la presenza del cordolo ricoperto da telo non fissato sul lato dell’uscita del campo da tennis e i danni riportati dal ricorrente era del tutto coerente con i principi di diritti esistenti in materia di caso fortuito.
Ebbene la Corte di Cassazione ha più volte affermato che il caso fortuito, può essere costituito anche dal fatto del danneggiato.
Ebbene, nel caso in esame, era emerso che il cordolo e il telo che lo ricopriva erano ben visibili, e che anche il mancato fissaggio del telo di copertura non era occulto in modo tale da rendere impercepibile il fatto che fosse solo appoggiato a detta copertura, e che la vittima fosse frequentatore abituale del circolo e quindi al corrente dello stato dei luoghi.
La corte d’appello aveva perciò, con percorso motivazionale immune da critiche, definito il comportamento della vittima, non improntato a particolare prudenza ed attenzione, venendosi a trovare nella condizione di non poter percepire la situazione di pericolo e di omettere di adoperarsi al fine di evitarla, giacché non si era avvicinato al cordolo con attenzione, vi aveva poggiato il piede sopra, anziché scavalcarlo, nonostante esso avesse una forma cilindrica che lo rendeva instabile.
La conosce dei luoghi da parte del danneggiato è elemento senz’altro valorizzato dalla Suprema Corte di Cassazione laddove ha precisato che “la presenza di una insidia non basta per vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, dovendosi tenere conto anche dell’elemento soggettivo della sua prevedibilità”.
Ne deriva che nel caso in cui l’insidia si trovi in un luogo ben conosciuto dal danneggiato è suo onere tenere un comportamento maggiormente prudente e diligente. In caso contrario, la sua imprudenza sarà idonea ad integrare il caso fortuito.

La redazione giuridica

 
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