Il rito è legittimo purchè si svolga al di fuori dell’orario scolastico, con la piena libertà di partecipazione e senza alcuna forma di contrapposizione con altri credo religiosi o con qualsivoglia diversa ideologia

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1388/2017 ha ribaltato la decisione del TAR dell’Emilia Romagna in relazione alla legittimità delle benedizioni religiose all’interno degli Istituti scolastici. Il Tribunale amministrativo aveva accolto il ricorso dei genitori e insegnanti di una scuola di Bologna contro l’autorizzazione da parte dell’Istituto all’esercizio di tali riti in occasione della Pasqua, sia pure in orario extra-scolastico e alla presenza di alunni accompagnati da familiari o adulti con il compito di sorvegliarli.
Secondo i ricorrenti il permesso avrebbe esulato dalle iniziative formative della scuola, oltre a violare il principio di laicità dello Stato, in quanto avrebbe avuto “l’effetto di accostare l’istituzione al cattolicesimo e di lederne di conseguenza l’imparzialità, la neutralità, la laicità e la aconfessionalità, oltre a condizionare in modo significativo soggetti deboli come gli studenti, senza tenere conto della necessità di evitare qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione”.
Il TAR aveva confermato che stante il “principio costituzionale della laicità o non-confessionalità dello Stato” e della “equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose”, nella scuola non avrebbe dovuto esserci spazio per riti religiosi, riservati per loro natura alla sfera individuale dei consociati ed estranei ad un ambito pubblico che deve di per sé evitare discriminazioni.
La decisione è stata impugnata in appello dal MIUR e dall’Istituto. Il Consiglio di Stato ha confermato che la benedizione pasquale non può in alcun modo incidere sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale; tuttavia, rispetto alle altre attività parascolastiche, non può logicamente attribuirsi al rito religioso un trattamento deteriore, soprattutto tenendo conto della volontarietà e della facoltatività della partecipazione.
Nel nostro ordinamento, peraltro, non è rinvenibile alcun divieto di autorizzare lo svolgimento nell’edificio scolastico di attività di tipo religioso, naturalmente al di fuori dell’orario di lezione e con la più completa libertà di partecipazione. Il Collegio, pertanto, dal momento che nel caso in esame è stata garantita la libertà di partecipare all’evento in orario non scolastico, senza alcuna forma di contrapposizione con altri credo religiosi o con qualsivoglia diversa ideologia, ha ritenuto di rigettare il ricorso di primo grado.
 

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