Presentato il documento “Convivere con Covid-19: proposta scientifica per riaprire l’Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia”
Istituire una struttura di “Monitoraggio e risposta flessibile” (Mrf) che, sotto il coordinamento della Protezione Civile e del ministero della Salute, operi costantemente “un altissimo numero di test”, elaborando i dati “in tempo quasi-reale” e proponga in modo tempestivo le azioni da intraprendere per fermare un’eventuale ritorno dell’epidemia. Questa la “chiave” per far ripartire il Paese secondo i firmatari del documento “Convivere con Covid-19: proposta scientifica per riaprire l’Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia”. Il tutto nell’attesa dell’arrivo di un vaccino.
La proposta, articolata in 5 punti, è stata firmata da Roberto Burioni, Filippo Anelli (Fnomceo), Arnaldo Caruso (Siv), Andrea Cossarizza (Icas), Giuliano Grignaschi (Research for life), Giovanni Leoni (Fnomceo), Pier Luigi Lopalco (Patto trasversale per la scienza), Alberto Oliveti (Enpam), Guido Poli (Universita’ San Raffaele), Silvestro Scotti (Fimmg), Marcello Tavio (Simit) e Guido Silvestri.
Secondo gli esperti, la grande epidemia italiana da Covid-19 non dovrebbe comportarsi in modo molto dissimile da ogni altra epidemia conosciuta. Dovrebbe arrivare a un plateau sia come numero di nuovi casi, che come numero di morti per giorno, e poi calare abbastanza rapidamente nel giro di alcune settimane.
Nel momento in cui si registreranno finalmente questi importanti segni di rallentamento sarà importante iniziare rapidamente una discussione sulle strategie sanitarie a medio-lungo termine, che devono essere messe in atto per limitare i danni da Covid-19.
Questa nuova struttura, con chiare articolazioni regionali, dovrà avere una serie di caratteristiche generali.
A partire dalla capacità e dalle risorse per poter eseguire un altissimo numero di test (molte migliaia alla settimana) sia virologici che sierologici nella popolazione generale asintomatica, con rapidissime procedure di autorizzazione da parte del Governo centrale e dai singoli governi regionali, da utilizzare in caso di segnale di attivazione di nuovi focolai epidemici.
Serve poi una sorveglianza centrale potenziata presso l’Iss, per l’analisi dei dati in tempo ‘quasi-reale’, e la loro presentazione da parte del ministero della Salute, a frequenza regolare, direttamente al Governo, al Parlamento e agli organismi sanitari sovranazionali.
Necessario, inoltre, un rafforzamento della capacità regionale di sorveglianza epidemiologica, sotto forma di centri periferici di monitoraggio a diffusione capillare sul territorio e con messa a punto di sistemi di ‘epidemic intelligence’, che rilevino precocemente ogni segnale di accensione di focolai epidemici”.
La struttura dovrà avere mandato legale di proporre in modo tempestivo e possibilmente vincolante provvedimenti flessibili in risposta a segnali di ritorno del virus, tra cui forme di isolamento sociale (sospensione di attività, eventi sportivi, scuole, ecc…); gestione di infetti e contatti (anche con l’uso di appropriate tecnologie come smart phones, apps, ecc.); potenziamento di specifiche strutture sanitarie.
Infine, occorre condividere una strategia comunicativa con l’Ordine dei Giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private per evitare i danni potenziali sia dell’allarmismo esagerato che della “sottovalutazione facilona o addirittura negazionista (utilizzando anche l’esperienza sul campo nel rapporto medico-paziente)”.
“Non sfugge, ovviamente, alla nostra attenzione – scrivono i proponenti – che un simile ambizioso progetto di struttura di monitoraggio e risposta flessibile (Mrf) al rischio di ritorno dell’infezione da Sars-CoV-2, che sia rigorosamente ‘data-driven’, rappresenti un investimento significativo di risorse, necessarie alla sua rapida implementazione nei prossimi quattro-sei mesi (personale, infrastruttura, test, analisi ecc…). Allo stesso modo siamo consapevoli che la creazione di questa struttura ‘Mrf’ richiedera’ la definizione circostanziata di un perimetro normativo entro il quale operare quanto più possibile in armonia e sinergia con le rilevanti entità politiche, amministrative, sanitarie e tecnico-scientifiche, a livello sia nazionale che loco-regionale”.
Il rafforzamento del sistema sorveglianza-risposta a livello sanitario dovrà poi essere accompagnato da un piano complessivo di limitazione del rischio di attivazione di focolai epidemici nei luoghi di lavoro e nel sistema educativo scolastico. Tale piano dovrà prevedere una profonda ristrutturazione delle procedure e delle attività, che dovranno essere ridisegnate al fine di limitare la diffusione di virus respiratori”.
Leggi anche:
SARS-COV-2: UN PAZIENTE CONTAGIATO SU CINQUE HA TRA I 19 E I 50 ANNI





