Riscontri positivi da Federsanità Anci; non convinta la Fiaso. Anaao: “le parole e i fatti”
“Mai più la sanità nelle mani della politica peggiore. Il tema è la trasparenza, il merito, le persone giuste alla guida della sanità”. Questo il commento del premier Matteo Renzi in occasione dell’approvazione da parte del Governo del decreto legislativo che detta i criteri per la nomina dei manager in sanità.
Soddisfatto, a conclusione del Cdm, il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Abbiamo deciso di puntare a nuovi modelli di selezione dei manager della sanità. Il metodo che applichiamo privilegia merito e trasparenza. Con questo provvedimento, togliamo come unico criterio la fiducia e la discrezionalità della politica: si vogliono selezionare i migliori sul mercato per gestire il servizio sanitario”.
Positivo anche il commento del responsabile sanità del Partito Democratico, Federico Gelli, che ha sottolineato come il provvedimento lasci finalmente spazio alla meritocrazia allontanando la politica dalla scelta dei manager. “I Direttori generali – sottolinea Gelli – dovranno ora dimostrare di saper svolgere bene il compito loro affidato. Il mancato raggiungimento degli obbiettivi prefissati sia in termini di bilancio che amministreranno, che soprattutto in termini di garanzia dei livelli essenziali di assistenza oltre che di trasparenza nei confronti dei cittadini, potrà infatti comportare la decadenza dall’incarico e l’esclusione dall’Albo nazionale. L’obiettivo è quello di affidare la gestione del Ssn alle migliori competenze per garantire sostenibilità al sistema e maggiori tutele in termini di assistenza per i cittadini”.
Contrastanti i pareri sul decreto legislativo provenienti dal mondo dell’associazionismo. Per Federsanità Anci la proposta di un elenco nazionale dei Direttori Generali delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere bene interpreta le esigenze evolutive del SSN e dei Sistemi Regionali che richiedono una governance moderna. “La figura del Direttore secondo gli ormai consolidati pronunciamenti giurisprudenziali – rileva la Federazione -, ha una valenza eminentemente tecnico professionale che entra nella ‘vita del rapporto’ con tutte le caratteristiche giuridiche della dimensione professionale, superando i distorsivi principi dello spoil system destabilizzanti per il sistema, che possono favorire un’impropria ‘politicizzazione’ (‘cattiva politica’) della gestione aziendale. Diviene, pertanto, evidente che la scelta del DG non può essere totalmente libera e discrezionale bensì legata (come la sua valutazione dell’operato) a fattori oggettivi che trovino riscontro nella letteratura manageriale e sanitaria”.
Il testo non convince invece del tutto la Fiaso. La Federazione di Asl e Ospedali accoglie con favore l’innalzamento dell’asticella della selezione per i nuovi vertici delle Asl, lamentando tuttavia che l’approvazione delle nuove norme di selezione sia avvenuta senza una consultazione da parte del Governo dei diretti interessati, ossia il management sanitario. “A non convincere – afferma il presidente Francesco Ripa di Meana- è soprattutto la scelta di prevedere anziché un elenco di idonei, quella che si profila di fatto essere una graduatoria stilata senza attenzione al profilo delle competenze e agli skill acquisiti. Per scegliere la persona giusta al posto giusto è necessario partire dalla definizione di un alto profilo di competenze e attitudini, che è invece il grande assente del decreto, che non sembra andare al di là di una burocratica enumerazione di titoli”.
“Se sono rose, e non mera tattica elettorale verso il referendum, e non solo, fioriranno. Anche in agosto”, è il commento dell’Anaao Assomed, che per mezzo del segretario nazionale Costantino Troise evidenzia come “per la prima volta dopo due anni di Governo” la parola sanità compare in una dichiarazione del premier Renzi e “per la prima volta si riconosce l’iniquità del blocco contrattuale dei dipendenti pubblici, cui pure questo Governo ha contribuito, e la irrisorietà del finanziamento che la legge di stabilità dello scorso anno concesse, e solo sotto la pressione di una sentenza della Corte Costituzionale”. “Le parole saranno pure pietre – afferma Troise – ma a contare sono solo i fatti, sui quali attendiamo il Governo ed il suo Capo. A cominciare dalla prossima legge di stabilità, chiamata ad arrestare il definanziamento progressivo della sanità pubblica, avviata lungo il piano inclinato di una spesa al 6,5% del PIL, la più bassa nel mondo occidentale, e dal rinnovo contrattuale, in cui sarà impossibile riconoscere meriti e valori senza investimenti non simbolici e non virtuali sul capitale umano”.




