Dottoressa stuprata: “Io violentata anche da istituzioni”

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L’abuso sessuale di cui è stata vittima la dottoressa stuprata a Trecastagni è stato derubricato dal giudice a incidente sul lavoro

Non usa mezze misure la dottoressa stuprata dieci giorni fa a Trecastagni, in provincia di Catania, mentre era in servizio come guardia medica, affermando: “Sono stata violentata anche dalle istituzioni”.
La professionista è intervenuta a Giardini Naxos di fronte a 106 presidenti degli Ordini dei Medici, riuniti nel Consiglio della Fnomceo.
Durante il suo intervento, la dottoressa stuprata ha parlato del tema della sicurezza, definendolo solo “La punta dell’iberg. Noi medici abbiamo perso la dignità”.
La dottoressa stuprata mentre era in servizio come guardia medica, durante una intervista a “Repubblica” è ritornata sul tema dell’assenza di tutele per i medici che lavorano in prima linea, sottolineando come molte delle sue denunce erano cadute nel vuoto.
Prima che accadesse l’irreparabile.

“Il sangue mi ribolle nelle vene come la lava dell’Etna”, dice nella sua intervista a “Repubblica”, dopo aver aver appreso che la violenza sessuale di cui è stata vittima è stata derubricata dal giudice a incidente sul lavoro.

“Mi sono ritrovata in quella brutta situazione a difendere la mia vita per colpa dei dirigenti dell’Asp – afferma la professionista – Nessuna vera sicurezza è stata presa nei confronti dei medici in prima linea”.
Non solo.
La dottoressa stuprata a Trecastagni ha parlato anche di un episodio simile di cui una collega fu vittima un anno e mezzo fa.
Malmenata, minacciata, costretta a prelevare contanti dal bancomat e infine abbandonata in piena campagna.
“Fui io, allora, nelle vesti di coordinatrice di presidio del mio distretto sanitario a denunciare il fatto, a chiedere più sicurezza ai dirigenti dell’Asp”.
Ma la risposta dell’Azienda sanitaria è stata quella di installare delle porte blindate che, di fatto, “trasformano gli ambulatori in dei bunker. Fortunatamente quelle porte le abbiamo lasciate sempre aperte, al contrario non mi sarei mai salvata”.
La dottoressa vittima di violenza adesso si trova in malattia.
Sì, perché il tutto è stato derubricato del giudice a un banale incidente sul lavoro.
L’ennesimo affronto per una professionista che si sente “violentata due volte”.
“Le istituzioni – prosegue nella sua intervista a “Repubblica” – non hanno semplicemente lasciato sola me, mettendomi in pericolo e poi umiliandomi quando la mia aggressione è stata derubricata a infortunio sul lavoro. Il sistema rischia di travolgere la nostra intera professione. Siamo tutti vittime: a questo gli Ordini devono opporsi”.
 
 
 
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