È stato arrestato l’aggressore dei due giudici accoltellati negli uffici del tribunale. Le vittime non sono in gravi condizioni
L’aggressore dei due giudici accoltellati negli uffici del tribunale civile di Perugia è entrato indisturbato, ieri, prima di colpire Francesca Altrui e Umberto Rana.
Sono questi i nomi dei due giudici aggrediti da Roberto Ferracci, un 53enne di Spello che ieri si è reso protagonista di questo gravissimo episodio.
E mentre divampa la polemica sulla sicurezza nei tribunali, la dinamica dell’accaduto desta più di una preoccupazione per la facilità con cui l’uomo si è introdotto nel palazzo di giustizia.
Roberto Ferracci è giunto nei corridoi della sezione fallimentare con una lama di 25 centimetri, senza problemi.
Dopo aver bussato alla porta del giudice Francesca Altrui, ha iniziato ad aggredirla verbalmente.
Il motivo? Il prezzo di cessione all’asta del suo albergo, peraltro fissato su parametri di legge. Il magistrato, a quel punto, ha invitato l’uomo a uscire.
Ferracci ha quindi chiuso la porta alle sue spalle aggredendo con il coltello la donna. Si è poi scoperto che aveva con sé ben due lame.
Le urla della giudice sono state sentite dal collega Umberto Rana, nella stanza a fianco, e dal cancelliere Giuseppe Alessandrini.
Entrambi hanno deciso di sfondare la porta e da lì è nata una colluttazione in cui Rana è stato ferito al torace e Alessandrini ha riportato una contusione.
Ferracci ha quindi inseguito la giudice colpendola a una spalla e ferendola. Finalmente, poi, l’aggressore dei due giudici accoltellati negli uffici del tribunale è stato bloccato all’interno del palazzo.
È infatti intervenuta la polizia giudiziaria accorsa dalla Procura generale, arrestandolo.
L’aggressore dovrà ora rispondere di tentato omicidio pluriaggravato, lesioni personali e danneggiamento aggravato. Nel suo interrogatorio ha preferito non rispondere ai pm.
Secondo il presidente della Corte d’Appello, Mario Vincenzo D’Aprile, “poteva scapparci il morto”.
Un commento che riassume la gravità dell’accaduto e che evidenzia un problema, evidente, di sicurezza.
La struttura teatro dell’aggressione, infatti, ha un ingresso principale privo di qualsiasi controllo.
Non ci sono telecamere, tornelli o metal detector. Come si può garantire la sicurezza in questo modo?
Secondo Luca Semeraro, consigliere in Cassazione, ma fino al 12 settembre magistrato a Perugia “le denunce degli ultimi anni non hanno portato a niente”.
Secondo il presidente della Corte d’Appello, Fausto Cardella “l’ultimo via libera ministeriale per installare tornelli e metal detector in un progetto da 45 mila euro, che è stato a lungo fermo, è del 22 settembre. Manca ora solo la nomina del responsabile dei lavori. Già in questi giorni però parte il servizio di vigilanza armata su un bando dell’anno scorso”.
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