A seguito della morte di un’anziana sottoposta a un suo intervento, un endoscopista indagato per omicidio colposo dovrà ora rispondere alle accuse

Dovrà rispondere delle accuse a suo carico un endoscopista indagato per omicidio colposo per il decesso di una anziana paziente.
Il professionista, originario di Carmiano e dipendente dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, è indagato con l’accusa di omicidio colposo.
La vittima si chiamava Teresa Chirizzi, una professoressa di 71 anni di Lecce.
Nei giorni scorsi, il pubblico ministero Maria Vallefuoco ha notificato al professionista l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
L’ endoscopista indagato per omicidio colposo effettuò, circa un anno fa, un intervento sulla donna.
Quest’ultima aveva ingerito, durante il pranzo dell’11 novembre 2016, una protesi dentaria.
A quel punto, era stata urgentemente trasportata al Vito Fazzi di Lecce per l’intervento.
Dopo un rapido consulto in pronto soccorso, la professoressa in pensione era stata trasferita nel reparto di endoscopia.
Qui la donna era stata sottoposta all’intervento del medico, il quale era riuscito a recuperare la protesi dallo stomaco.

A quel punto, però, la protesti dentaria era rimasta bloccata nelle vie aeree, soffocando la donna.

Immediatamente era stato richiesto l’intervento del rianimatore che, con una particolare strumentazione, aveva estratto la protesi.
Subito dopo, però, la paziente era entrata in coma, per poi morire – quattro mesi dopo – in una clinica privata nella quale era stata ricoverata.
Nel corso delle indagini – partite quando la donna era ancora in vita – la magistratura ha anche disposto una consulenza affidata al medico legale Roberto Vaglio.
Questi è stato affiancato anche dai consulenti di parte per accertare l’eventuale compatibilità tra le lesioni riportate dalla professoressa e l’operato dell’ endoscopista indagato per omicidio colposo.
Ebbene, secondo quanto emerso, il medico avrebbe prima dovuto attendere l’esito della radiografia all’addome e al torace della signora per individuare il posto dove era localizzata la protesi.
Non solo, questa operazione si sarebbe dovuta svolgere alla presenza di un anestesista rianimatore data l’età della paziente e il rischio dell’intervento.
Secondo il pm, se queste accortezze fossero state adottate, sarebbe stata possibile un’estrazione rapida della protesi scongiurando di fatto la morte della donna.
L’indagato, difeso dall’avvocato Luigi Covella, avrà ora tempo per depositare memorie difensive o chiedere di essere interrogato nei prossimi 20 giorni per replicare alle accuse.
 
 
 
 
Leggi anche:
NON SI SONO ACCORTI DEL CANCRO AL SENO PER UN ANNO, MEDICI DENUNCIATI
INTERVENTO DI BYPASS CORONARICO, UOMO IN FIN DI VITA: ESPOSTO ALLA PROCURA

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui