Come la tecnologia cambierà le nostre vite, ma anche le nostre regole
La tecnologia del futuro c’è già! È presente, non futuro: tutte le avveniristiche innovazioni, imminenti da qui a 10/20 anni, non sono altro che una proiezione logica della tecnologia che già possediamo. Il diritto del futuro, quello non c’è! Un diritto che accompagni l’evoluzione tecnologica, la regoli e prevenga i problemi – etici e pratici -, che il nuovo mondo 4.0 comporterà.

Quando si parla di futuro, spesso non ci rendiamo conto del presente. Ai più sfugge cosa ci sia già e che questioni etiche, ma anche giuridiche comporti. Ad esempio l macchina “robot” con l’autopilota esiste già. ..già da un po’, in effetti.! Però non viene commercializzata perché non esistono ancora regole adeguate a disciplinare il fenomeno. Se, per esempio, la macchina robot fosse coinvolta in un incidente, di chi sarebbe la responsabilità civile? Del produttore dell’auto, del produttore del software, del proprietario?..o magari dell’hacker che l’ha violata (a trovarlo!).

Esistono anche molte altre invenzioni che ci lascerebbero stupefatti. Alcune già in commercio (ma accessibili a pochi), altre in fase di prototipo, altre ancora in fase di studio, ma tutte con ripercussioni nel mondo reale …e quindi del diritto. Il Diritto, si sa, disciplina molteplici aspetti nei rapporti quotidiani dei consociati. Quelli fra privati, quelli fra privati e istituzioni e quelli fra diverse istituzioni. Tralasciamo le sottocategorie che complicherebbero (complicheranno) ancor di più il quadro. Poi ci sono le questioni etiche. Le più ostiche forse, poiché dalle diverse (talvolta opposte) posizioni, si promanano differenti regole e dunque differenti effetti, limiti e responsabilità.

Il progresso non si può certo fermare – e nemmeno sospendere -, ma si può regimentare, incanalandolo in nuove regole. Pensiamoci bene. Pensiamo solo agli ultimi cinque anni e proviamo ad analizzare tutti i cambiamenti intercorsi nella nostra vita quotidiana, grazie all’innovazione. Dall’introduzione degli smartphone, ai servizi on-line quali Airbnb, Uber, Amazon, sino alle App varie, ai navigatori sempre più dettagliati, alla tv interattiva e tante altre cose. Se poi andassimo indietro di 10 vedremmo la rivoluzione digitale, creata da Facebook, Google, E-bay ed altre piattaforme. Tutte hanno sconvolto silenziosamente il nostro mondo, nell’economia, nella vita …e nel diritto.

È poco percepito e spesso non ce ne rendiamo conto, ma molte regole di diritto sono – lentamente – cambiate. Ciò per adattarsi a questi progressi e per poter coprire nuove aree di tutela e disciplina rimaste scoperte. Basta guadare le sempre più dettagliate discipline a tutela dei consumatori, o le norme di diritto internazionale privato sugli scambi commerciali telematici, le determinazioni sul cloud computing o sul crowdfunding. Il diritto ha quindi seguito – sempre però in ritardo – tutte queste rivoluzioni.

Dando invece uno sguardo all’imminente rivoluzione, quella di “IoT” (Internet of things – Internet delle cose), ci aspettano non pochi problemi giuridici da dipanare. IoT è un sistema per il quale tutti i dispositivi già esistenti, saranno interconnessi e programmabili. Dalla sveglia, alla doccia, ai lampioni: tutto potrà essere (sarà) connesso alla rete wireless (che non utilizzerà la normale linea wi-fi come ora, ma la rete elettrica). Dunque a breve, piano piano, senza accorgercene, tutto ciò che ci circonda farà parte di un’unica rete.

Questa innovazione ci semplificherà – ancora di più – la vita, importando notevoli comodità, oltre che risparmi energetici e di tempo. Migliorerà l’efficienza, ma porterà anche problemi di privacy, di tracciabilità e di controllo da parte di terzi. Questo per ciò che riguarda la sola sfera privata: nell’ambito pubblico questi problemi salgono al livello di sicurezza nazionale e di garanzia dei servizi. Ipotizziamo infatti che un difetto di programmazione, di rilevamento dei dati o un attacco esterno, interrompesse l’erogazione di gas o di energia elettrica: sarebbe il caos.

Ma ci sono anche innovazioni che toccano altri campi del diritto. Un esempio è dato dalle stampati 3D, che oggi si limitano a stampare in materiali plastici, ma domani stamperanno anche il metallo e i minerali. Fino a che non “stamperanno” interi edifici o elementi complessi (come le automobili). Tutto ciò avrà una grande ripercussione economica e sociale. Creerà nuovi lavori (singoli) e ne eliminerà molti altri (collettivi), come operai, muratori ecc. . Nell’ambito legislativo ciò corrisponderà a nuove regole di diritto del lavoro, ma anche a nuove discipline per la tutela del diritto d’autore: tutti potranno “ripetere” qualsiasi cosa in maniera perfetta …anche l’arte!

Poi esistono anche i robot. Tutti pensano a quelli in corpo e ..metallo, ma i robot del futuro (e del presente) saranno soprattutto immateriali: software, piattaforme interattive, ologrammi. Pensiamo a Siri (e a Cortana, suo omologo di Microsoft), prototipo del maggiordomo del futuro: ma come ci ha insegnato il film “Her”, quando al programma vocale si abbinano inflessioni verbali emozionali, c’è il rischio di interagire in maniera emozionale (nel film un uomo si innamora di un programma vocale in grado di elaborare le emozioni). Un passo in più: ci potranno essere robosex materiali o programmi sessuali a stimolazione cerebrale. La Deep Brain Stimulation (DBS) ad esempio esiste già e serve per indurre emozioni o pensieri a livello cerebrale.

Ma ci sono pure i droni, embrioni di futuri “controllori” volanti ad ausilio delle Forze di Polizia, come ci mostrano molti film di fantascienza. Queste cose si aggiungono a un lungo elenco di tecnologia in fase sperimentale, come gli avatar robotici collegati direttamente agli stimoli cerebrali o le nanotecnologie in campo medico o aereospaziale. Tutte queste innovazioni, una volta immesse nella società, avranno un enorme impatto sociologico ed investiranno campi legislativi che vanno dall’etica del diritto, alla tutela della privacy, sino a scalare la gerarchia delle fonti ed andare a ridisegnare alcuni pilastri di diritto pubblico, se non di diritti fondamentali.

Poi c’è l’imminente futuro, tanto affascinante quanto spaventoso. Questo futuro è fatto di lettura e trasporto – da un soggetto ad un altro – del pensiero (ci sono già esperimenti con buoni e incoraggianti risultati in questo campo). Sulla stessa scia ci sono gli algoritmi di previsione comportamentale, che sfruttano i Big Data per sapere cosa un individuo farà. E infine l’influenza comportamentale, tramite la già citata DBS, che se abbinata alle tecniche di Neuromarketing (già utilizzate da tante piattaforme, come Facebook e Amazon), può diventare inquietante.

E infine c’è il vero futuro, quello della fantascienza, disancorato dalle proiezioni delle attuali tecnologie. Questo futuro è fatto di energia gratuita e rinnovabile, viaggi spaziali (e, perché no, nel tempo), atomizzatori di materia (per la riproduzione di qualsiasi cosa), teletrasporto, eugenetica, biorobotica, nanorobotatomici nel cibo, interconnessione neurale in coscienza umana alveare. E tutto ciò che la fantasia può partorire.

Ma le grandi questioni –prima di tutto etiche- esistono già: come approcciarci a robot con personalità? Come affrontare la maternità maschile, la partenogenesi o l’eugenetica selettiva? Come porci davanti all’amore uomo-macchina? Cosa fare con la possibilità di replicarsi, di diventare immortali, o cyborg ibridi uomo-robot? Come valutare le chimere o le interconnessioni cerebrali di massa?

Ognuna delle cose citate comporta implicazioni etiche e di diritto che andranno risolte. Il vero problema è che la velocità dell’innovazione non corrisponde alla velocità del Diritto. La procedura di produzione del Diritto è lenta e complessa: se non evolverà, sarà inadeguata a far fronte alle esigenze della società del futuro. Da quando esiste, il diritto ha seguito le esigenze della società, disciplinandole allorché emergevano. Forse la sfida di domani sarà quelle di anticiparle. Ma in che modo (preservando principi e valori democratici)? Con questa rubrica, ci ripromettiamo di analizzare e valutare tutti questi – e altri – fenomeni, cercando di trovare qualche risposta, in mezzo a tante, troppe domande.

Avv. Gianluigi Maria Riva

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