Nessun profilo penalmente rilevante per il gioco delle tre carte

Il gioco delle tre carte non può essere considerato reato. Lo ha specificato la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 26321/2020.

La Corte ha infatti specificato che questo gioco, nel caso in cui venga truccato può essere considerato truffa. Resta il fatto, tuttavia, che perché vi sia la truffa devono essere presenti gli elementi dell’artificio e del raggiro. L’assenza di tali elementi costituivi del reato di truffa fanno sì che non possa essere annoverato come truffa. La mancanza di artifizi e raggiri unita alla aleatorietà preponderante fa sì che non possa essere integrato il reato di esercizio e organizzazione abusiva di scommesse su giochi di abilità o esercizio di giochi d’azzardo.

Il tribunale aveva dichiarato la pensale responsabilità degli imputati perché in concorso tra loro avevano esercitato, in mancanza della relativa autorizzazione, attività pubblica di scommessa su giochi di abilità.

Ricorrevano quindi gli imputati in Cassazione, eccependo la violazione di legge e l’illegittimità della sentenza impugnata. La disposizione che nella sentenza si riteneva violata è quella che impedisce a chi non sia titolare di specifica autorizzazione e concessione governativa di raccogliere le scommesse su qualsiasi gioco istituito o regolamentato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La Suprema Corte accoglieva il ricorso ritenendo che la condotta degli imputati esulasse dalla previsione normativa citata, e fosse caratterizzata invece dall’occasionalità oltre che essere priva di qualsiasi organizzazione.

                                                               Avv. Claudia Poscia

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