Gravi danni alla nascita per una mancata trasfusione, disposto risarcimento di 2 milioni

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Condannato in sede civile l’Ospedale San Pietro – Fatebenefratelli di Roma per omessa terapia. La vicenda risale al 2002

Avrebbe dovuto essere sottoposto subito a una trasfusione, appena venuto al mondo. Ma così non fu e per tale omissione, a distanza di quindici anni dal fatto, il Tribunale civile di Roma ha condannato l’ospedale San Pietro-Fatebenfratelli, a pagare un risarcimento di 2 milioni di euro alla famiglia del ragazzo (1,8 milioni alla vittima, 100mila euro a testa ai genitori) per i gravissimi danni riportati, ovvero paralisi cerebrale infantile, ritardi neuro-cognitivi, distonia e sindrome atetosica. Il giovane inoltre è ipovedente e affetto da grave ipoacusia.
La vicenda risale al 2002, mentre la sentenza è arrivata nel settembre del 2016 ed è diventata esecutiva pochi giorni fa. Secondo quanto dichiarato dai legali della famiglia e riportato dall’Agenzia Dire, la consulenza medico-legale disposta dal giudice nel corso del processo “conferma l’omessa terapia trasfusionale che, invece, si imponeva dato che nel piccolo era stato riscontrato un elevatissimo livello di bilirubina nel sangue in ragione dell’incompatibilità del suo gruppo sanguigno con quello della madre”.
L’Ospedale si è rivolto alla Corte di Appello per ottenere la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza, ma tale istanza sarebbe stata respinta. Di qui l’annuncio degli avvocati della parte lesa di voler avviare l’esecuzione forzata. Una misura che farebbe salire ulteriormente il risarcimento del 50%, portandolo a una cifra pari a circa 3 milioni di euro. Una somma, sottolineano ancora i legali, che non servirà a ridare una vita normale al minore ma almeno gli garantirà un’esistenza dignitosa, dal momento che le sue menomazioni psicofisiche hanno reso difficilissime le condizioni di convivenza e di sussistenza economica dell’intero nucleo familiare che avrebbe dovuto indebitarsi con parenti e amici al fine di garantire al figlio (ultimo di tre) il minimo per sopravvivere.
L’amministrazione del nosocomio, contattata dall’AdnKronos Salute, si è detta “dispiaciuta per la drammatica vicenda” e ha espresso la sua vicinanza alla famiglia, annunciando che “contatterà la controparte per la definizione del pagamento, fermo restando il giudizio di Appello pendente, per quanto riguarda il merito”.
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