Le indagini sierologiche Covid-19 servono a valutare l’eventuale comparsa di anticorpi; l’eventuale positività non significa malattia né contagiosità ma serve a evidenziare un contatto con l’agente virale (SARS2-Covid19) che ha dato origine ad una risposta immunitaria recente (IGM)  o meno recente (IgG (igG o/eIGM)

“In merito alle tariffe applicate dei laboratori abilitati a effettuare il prelievo venoso per le indagini sierologiche Covid-19 invitiamo i cittadini a rivolgersi all’Ordine dei Medici e a Cittadinanza Attiva per segnalare disfunzioni o speculazioni che sarà nostro preciso dovere riportare alla Regione Lazio”. Così Antonio Magi e Pierluigi Bartoletti, presidente e vicepresidente dei camici bianchi della Capitale. 

All’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chiurghi e degli Odontoiatri (OMCeO) giungono, infatti, molte richieste d’informazioni circa l’effettiva utilità e il costo delle indagini sierologiche per il Coronavirus. Tale esame diagnostico, se al fuori di campagne di valutazione di sieroprevalenza di sanità pubblica, è fuori dai LEA, ovvero a pagamento diretto dei cittadini dietro presentazione di prescrizione medica, con indicazione diagnostica da parte del medico prescrittore.  

L’indagine sierologica serve a valutare l’eventuale comparsa di anticorpi (igG o/eIGM) nel sangue venoso, da prelievo capillare o da prelievo  su vena del braccio. L’eventuale comparsa (positività) non significa malattia né contagiosità ma serve a evidenziare un contatto con l’agente virale (SARS2-Covid19) che ha dato origine ad una risposta immunitaria recente (IGM)  o meno recente (IgG); qualora ci sia positività, ovvero rilevazione di anticorpi, è necessario fare subito un tampone oro-rino-faringeo.

Tale tampone non serve per lo screening ma per diagnosi di malattia o valutazione di contagiosità.

Ad oggi non è erogabile da strutture private ma solo da quelle pubbliche, non è oggetto di pagamento ed è esente dal ticket; se serve, viene prescritto dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. La Regione Lazio ha organizzato un efficiente sistema attraverso cui è possibile fare il tampone in pochissimo tempo (drive-through). 

Tra i due anticorpi, IgM ed IgG si è rilevato come sia più importante testare la presenza di IgG mentre le IgM non sono rilevanti. Il costo dell’indagine è calmierato da provvedimento regionale; la tariffa indicata è di euro 15,23. Molte richieste dei cittadini riguardano proprio il costo di tale esame che dalle loro testimonianze dirette è ampiamente diversificato da laboratorio a laboratorio. A Civitavecchia e in una struttura di Roma il costo è di 20 euro, in altre si arriva fino a 80 euro. 

“Su questo va fatta chiarezza – precisano Magi e Bartoletti – c’e’ chi si giustifica affermando che è stato fatto anche l’esame per le IgM e quindi con un costo maggiore, altri sostenendo che il tariffario regionale riguarda gli ospedali: quest’ultima giustificazione non è plausibile poiché l’esame non rientra tra quelli rimborsati dal Servizio sanitario Regionale (SSR), pertanto non può riguardare le strutture pubbliche ma soltanto le strutture inserite e autorizzate nell’elenco regionale che si presume abbiano aderito alla tariffa “sociale” proposta dalla Regione, proprio per evitare una deriva commerciale su una patologia così  grave”. 

Pertanto L’Ordine di Roma invita anche la Regione a verificare l’aderenza delle strutture in elenco alle tariffe proposte e a rispettare tali tariffe, contestualmente i cittadini a non far diventare “moda dell’estate” l’esibizione del referto degli anticorpi come fosse un gadget.

E’ un esame del sangue e va fatto a chi serve e se serve.  Ha implicazioni non indifferenti in caso di positività.

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