Nell’ambito delle malattie professionali, l’ipoacusia professionale da esposizione a rumore solleva questioni rilevanti in tema di indennizzabilità degli aggravamenti successivi alla cessazione dell’attività lavorativa.
La Corte d’Appello di Napoli ha affermato che l’aggravamento del danno uditivo, manifestatosi dopo la cessazione dell’esposizione al rischio, può essere riconosciuto e indennizzato anche successivamente alla cessazione dell’attività lavorativa morbigena, nei limiti temporali previsti dal DPR 9 giugno 1975 n. 482, allegato 4, 44, che stabilisce l’indennizzabilità dell’ipoacusia conseguente a lavorazione morbigena fino a quattro anni dopo la cessazione del lavoro. Decorso questo termine dalla cessazione dell’esposizione al rischio professionale, l’eventuale ulteriore aggravamento del quadro clinico-audiometrico non è causalmente correlabile alla malattia professionale denunciata, ma va ricondotto soltanto a fattori di senescenza dell’apparato uditivo di tipo extra-lavorativo, con conseguente esclusione del diritto all’indennizzo per il peggioramento intervenuto oltre tale limite temporale (Corte d’Appello di Napoli, sent. n. 1654 del 03/04/2026).
La vicenda
Un lavoratore, impiegato come giardiniere specializzato tagliatore, adiva il Tribunale per domandare il riconoscimento di una rendita per danno biologico derivante da ipoacusia neurosensoriale.
Il giudice di prime cure accoglieva parzialmente la domanda del lavoratore riconoscendo la natura professionale dell’ipoacusia e condannando l’INAIL alla corresponsione di una rendita in suo favore…





