Nel giudicare il reato di istigazione alla corruzione va tenuta in considerazione “ogni caratteristica della condotta”, non solo l’entità del danno o del vantaggio conseguito

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 40928/2017, si è pronunciata sul ricorso presentato da un soggetto imputato per il reato di istigazione alla corruzione.

L’uomo nel corso di un controllo della Guardia di Finanza presso il suo esercizio commerciale, avrebbe provato a guadagnarsi i favori di un brigadiere. Nello specifico avrebbe tentato di riporre all’interno della tasca posteriore dei pantaloni del militare la somma di € 350,00.  “Questi per offrirvi un caffè’”, avrebbe pronunciato il titolare del negozio.

Il soggetto era stato condannato sia in primo grado che in appello. Di qui il ricorso per cassazione della sentenza emessa dalla Corte territoriale di Palermo. Quest’ultima, secondo il ricorrente, avrebbe commesso un errore nel non applicare l’attenuante della particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 323 c.p.

Il fatto contestato, infatti, valutato nella sua globalità, non era a suo avviso di natura particolarmente grave. Inoltre, non aveva “prodotto alcun turbamento dei pubblici ufficiali nelle loro funzioni”.

La Suprema Corte ha ritenuto che le argomentazioni dell’imputato fossero effettivamente fondate. Gli Ermellini hanno evidenziato, infatti, che l’attenuante prevista dalla normativa ricorre quandunque “il reato, valutato nella sua globalità, presenti una gravità contenuta”.

La valutazione, in particolare, deve tenere in considerazione “ogni caratteristica della condotta”, oltre che l’atteggiamento soggettivo dell’agente e l’evento da questi determinato. Non solo quindi l’entità del danno o del vantaggio conseguito.

Nel caso esaminato i Giudici del merito avevano erroneamente escluso la sussistenza di tale attenuante, ritenendo che la condotta dell’imputato fosse stata “arrogante ed offensiva”. In realtà, il fatto si era risolto in un “goffo tentativo” di corruzione dell’imputato.

La Cassazione, in conclusione, ha quindi accolto il ricorso rinviando la causa alla Corte d’Appello per un nuovo esame alla luce dei principi enunciati.

 

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