Il Tribunale di Terni ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti dell’imputato per difetto di querela che è condizione necessaria per la procedibilità del reato di lesioni stradali

Il reato di lesioni stradali è stato novellato dalla legge 23 marzo 2016, n. 41 che, nell’irrigidire il trattamento sanzionatorio dell’ omicidio colposo e delle lesioni personali colpose commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, specie da parte di persone che si siano poste alla guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti, ha introdotto nel Codice penale, agli artt. 589 bis e 590 bis, le fattispecie di omicidio stradale e di lesioni personali stradali, ipotesi prima contemplate agli artt. 589, commi secondo e terzo, e 590, comma terzo, del Codice penale.

In conseguenza di tale riforma le lesioni personali derivanti da un incidente stradale sono oggetto di un trattamento giuridico differenziato in base alla loro entità.

Difatti, mentre le lesioni lievissime o lievi continuano ad essere punite dall’art. 590 c.p., per quelle gravi o gravissime si applica la nuova previsione dell’art. 590 bis c.p., costituente una autonoma figura di reato per la cui procedibilità non è richiesta la querela (in tal senso, da ultimo, Cass. pen. n. 27425/2018).

Lo ha ricordato il Tribunale di Terni (sentenza n. 547/2019) chiamato a pronunciarsi nell’ambito di un procedimento penale a carico di un conducente accusato di lesioni colpose, commesse con violazione delle norme del codice della strada.

Era stato accertato che quest’ultimo si fosse messo alla guida in stato di ebbrezza alcolica e che per negligenza imprudenza imperizia, nonchè inosservanza delle norme disciplinanti la circolazione stradale avesse perso il controllo del veicolo, deviando la propria traiettoria di marcia; in tal modo, fuoriusciva dalla sede stradale impattando violentemente contro la scarpata erbosa.

Sullo stesso veicolo era presente anche la persone offesa, la quale a causa dell’impatto sbalzava fuori dall’auto riportando “un trauma cranico encefalico con ematoma, lesioni contusive emorragiche,  emorragia subaracnoidea, frattura dell’osso occipitale ed edema cerebrale diffuso”.

Il difetto di querela

A sporgere querela era stata la madre della vittima. Ma questa è risultata intempestiva, in quanto proposta oltre i termini indicati dall’art. 124 c.p., non solo assumendo quale dies a quo quello della commissione dei fatti per i quali si era proceduto, ma anche quello delle dimissioni dalla struttura riabilitativa.

Ed inoltre, il Tribunale di Terni ha ribadito che la legittimazione del genitore a sporgere querela in luogo del figlio, titolare del diritto personalissimo a chiedere la punizione del reo, è ipotesi del tutto eccezionale configurabile in presenza di una procura speciale in tal senso, oppure, ai sensi dell’art. 120, comma 2, c.p., quando il figlio sia interdetto per ragioni di infermità mentale.

Nel caso concreto, non risultava né che la vittima avesse rilasciato procura speciale alla madre, né che ella versasse nelle condizioni previste dal comma secondo dell’art. 120 del Codice penale.

In altre parole, le dichiarazioni rese dalla madre del danneggiato avevano valore di mera denuncia alla pubblica autorità di un fatto di reato, che in quanto tali non valgono a surrogare l’atto di querela, necessario ai fini della procedibilità dei reati di lesioni stradali e percosse.

Per tali motivi è stata dichiarata sentenza di non doversi procedere a carico dell’imputato, ai sensi degli artt. 124 c.p. e 529 c.p.p.

La redazione giuridica

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