I Giudici del merito avevano respinto l’istanza di un operaio del settore dell’industria della gomma sulla base della decorrenza dei termini dalla manifestazione della malattia professionale

La manifestazione della malattia professionale, rilevante quale dies a quo per la decorrenza del termine prescrizionale di cui al D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 112, può ritenersi verificata quando la consapevolezza circa l’esistenza della malattia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante siano desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato, che costituiscano fatto noto ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., quali la domanda amministrativa, nonchè la diagnosi medica, contemporanea, dalla quale la malattia sia riconoscibile per l’assicurato.

Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 1661/2020 pronunciandosi sul ricorso di un operaio che si era visto respingere in sede di merito la domanda finalizzata ad ottenere dall’Inail il riconoscimento della malattia professionale da cui era affetto (patologia neoplastica vescicale), per l’intervenuta prescrizione dell’azione, essendo stata la domanda amministrativa presentata nel dicembre 2012.

Per la Corte territoriale, il primo giudice aveva fatto decorrere correttamente il termine di prescrizione triennale per l’azione previsto dal D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 112 dalla diagnosi della malattia trattandosi di malattia tabellata ed indicata, dal D.M. 14 gennaio 2008, come patologia la cui origine lavorativa è di elevata probabilità in caso, come quello in questione, di esposizione ad ammine aromatiche e correlata come lavorazione-esposizione all’industria della gomma, anche considerato che lo stesso ricorrente aveva fatto riferimento ad un procedimento penale risalente al 2005 avente ad oggetto omicidio e lesioni personali relativi a colleghi di lavoro colpiti da patologie neoplastiche e non aveva contestato la dedotta sussistenza di conoscenze scientifiche, all’epoca della diagnosi, che collegavano la malattia denunciata all’attività lavorativa di lavorazione dei pneumatici.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte il ricorrente contestava al Collegio territoriale di aver trascurato che l’inserimento in tabella della neoplasia vescicale correlata all’industria della gomma non consentiva di ritenere tout court “fatto notorio” la potenziale cancerogenicità dell’industria, essendo necessario verificare la consapevolezza del lavoratore dell’esposizione a quelle determinate ammine aromatiche contemplate dal D.P.R. n. 1124 del 1065, né conoscendo, il lavoratore stesso, il contenuto delle indagini preliminari relative a procedimento penale concernente i colleghi.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto le doglianze non meritevoli di accoglimento.

Dal Palazzaccio hanno specificato che la manifestazione della malattia professionale, quale fatto normativamente previsto dall’indicato art. 112, “è la forma oggettiva che assume il fatto, nel suo essere manifesto, e che consente al fatto stesso di essere conosciuto; è, in definitiva, l’oggettiva possibilità che il fatto sia conosciuto dal soggetto interessato, e cioè la sua “conoscibilità”; tale conoscibilità coinvolge l’esistenza della malattia, ed i suoi caratteri di professionalità ed indennizzabilità; la conoscibilità, dunque, è cosa diversa dalla conoscenza ed altro non è che la possibilità che un determinato elemento (nella fattispecie la origine professionale di una malattia) sia riconoscibile in base alle conoscenze scientifiche del momento, possibilità che esclude anche che sia necessario che l’origine professionale sia già stata riconosciuta in sede giudiziaria o amministrativa”.

Nel caso in esame, l’interpretazione della disposizione in parola fornita dal Giudice a quo era assolutamente conforme al contenuto normativo della disposizione in questione.

La Corte di appello, nello specifico, aveva fatto coincidere, nella sua indagine, il decorso della prescrizione con la diagnosi della malattia (momento antecedente alla proposizione della domanda amministrativa) ed aveva fatto riferimento alla conoscibilità dell’eziologia professionale della malattia avuto riguardo alle conoscenze scientifiche del momento che consentivano certamente di collegare la malattia sofferta all’attività lavorativa; “conoscenze scientifiche corroborate altresì dalla previsione della specifica patologia tumorale nella tabella di cui al D.M. 14 gennaio 2008 in presenza di ammine aromatiche (sostanze, dunque, che – seppur in determinate sue componenti – facevano insorgere la presunzione legale di nocività) nonché dall’azione penale promossa nel 2005 dalla Procura della Repubblica della città di residenza del lavoratore avverso il datore di lavoro dell’assicurato per i reati di omicidio e lesioni personali colpose gravi commessi in danno di numerosi ex dipendenti”.

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