Neoplasia cutanea della spalla destra e decesso del paziente: in giudizio viene accertato l’avvenuto invito a ritirare il referto istologico (Tribunale di Crotone, Sentenza del 01/06/2021 RG n. 1217/2017).

Neoplasia cutanea della spalla destra ha provocato, secondo gli attori, il decesso del paziente per colpa della Struttura ospedaliera che non consegnava il referto dell’esame istologico.

Con atto di citazione i congiunti del paziente deceduto citano a giudizio  la Struttura Sanitaria al fine di ottenere il risarcimento dei danni – iure proprio e iure hereditatis – patiti in conseguenza del decesso del paziente verificatosi a causa della omessa comunicazione degli esiti dell’esame istologico che deponeva per neoplasia cutanea della spalla destra.

Nello specifico, espongono che:

– in data 04.03.2009, il paziente si è recato presso la Struttura per sottoporsi ad intervento chirurgico ambulatoriale per escissione di neoformazione cutanea ulcerata in regione scapolare destra, classificata come Neoplasia cutanea della spalla dx ;

– veniva riferito al paziente che l’esito della biopsia del reperto operatorio gli sarebbe stato comunicato solo in caso di diagnosi positiva;

-in data 11.03.2009, il reperto veniva inviato all’U.O. di Anatomia Patologica dell’ospedale di Crotone per lo svolgimento dell’esame istologico, il quale, in data 20.0 3.2009, formulava la seguente diagnosi ” quadro morfologico ed immunofenotipico riferibile a melanoma nodulare polipoide, a cellule epitelioidi, di 1 cm di spessore, ulcerato, non pigmentato “;

-il predetto referto istologico è stato trasmesso dall’Anatomia Patologica alla Struttura sanitaria convenuta, la quale, del tutto inspiegabilmente, nulla comunicava al paziente;

-stante l’assenza di comunicazioni e, conseguentemente, di ulteriori controlli, il paziente si recava nuovamente presso la Struttura convenuta, tre anni dopo, solo ad autunno del 2012 e solo dopo aver notato la comparsa di una tumefazione a progressivo accrescimento in regione ascellare destra;

– solo all’ora veniva accertato che il referto dell’esame istologico si trovava in giacenza presso la segreteria della struttura sanitaria e che non era mai stato consegnato al paziente;

–           consegnato il referto alla Oncologia di Crotone, veniva indicato al paziente di sottoporsi ad agoaspirato ecoguidato di linfonodo ascellare, che risultava positivo per cellule  epiteliali neoplastiche compatibili con melanoma;

–           in data 30.11.2012 veniva seguita una TAC total body presso la Struttura convenuta che refertava:  ” grossolano cluster in regione ascellare destra”;

–           il 15.02.2013 il paziente si faceva ricoverare presso l’Istituto dei Tumori di Milano. Dove si sottoponeva a intervento chirurgico di dissezione ascellare destra, che evidenziava la diagnosi di ” melanoma con aree di necrosi metastatizzato ad 1/17 linfonodi (metastasi massiva linfo-perilinfonodale). Melanoma infiltrante tessuto fibro -adiposo.”;

–           in data 26.06.2013, tornato a visita presso l’Istituto dei Tumori di Milano, veniva accertata  l’inoperabilità della recidiva neoplastica;

–           nei mesi a seguire avveniva la diffusione metastatica della neoplasia a livello polmonare ed epatico che conduceva al decesso in data 18.03.2014.

Gli attori, quindi, imputano alla Struttura Sanitaria l’omessa consegna del referto dell’esame istologico, recante diagnosi di neoplasia cutanea, e la mancata adozione del corretto iter diagnostico -terapeutico, che impediva l’adozione dell’appropriato trattamento chirurgico e terapeutico che, se tempestivamente eseguiti, avrebbero modificato la prognosi del paziente.

La domanda degli attori non viene accolta in quanto non è stato provato inadempimento da parte della Struttura Sanitaria convenuta.

Parte attrice ha dedotto che il decesso si è verificato perché i sanitari non hanno comunicato al paziente il referto dell’esame istologico, positivo per neoplasia cutanea, né hanno eseguito gli approfondimenti diagnostici necessari (allargamento dell’escissione e biopsia del linfonodo sentinella).

Invece, dalla fase istruttoria è emerso che il paziente è stato avvisato della possibilità di andare a ritirare il referto dell’esame istologico, così come documentato, via fax il 23.03.2009.

Oltre a ciò, il paziente è stato invitato ad eseguire – nel minor tempo possibile – un approfondimento diagnostico mediante TAC total body con mezzo di contrasto e questi non ha ottemperato alla prescrizione, o meglio vi ha provveduto solo il 30.11.2012, dunque a distanza di oltre 3 anni dall’intervento chirurgico.

Nella lettera di dimissione è presente, alla diagnosi di uscita “melanoma della spalla dx – sospette ripetizioni ascellari linfonodali”, si accompagna la prescrizione di un’ecografia addominale programmata per il in data 10.03.2009, la calendarizzazione di una visita di controllo in data 13.03.2009, nonché l’indicazione della necessità di eseguire una TAC total body con mezzo di contrasto (evidentemente per consentire la ricerca del linfonodo sentinella ed individuare lesioni secondarie ).

In tale documento è indicato chiaramente  l’accertamento di un ” melanoma maligno dell’arto superiore” -confermando quindi l’indicazione iniziale di neoplasia cutanea-, nonché nel referto ecografico del 10.03.2009 si legge: “multiple formazioni linfonodali nei cavi ascellari[…], con caratteri ecografici sospetti (metastatica)?”.

Non può affermarsi, pertanto, che il paziente potesse fare affidamento sulla natura benigna della neoformazione asportata, così da giustificare l’omessa comunicazione del referto istologico, ma pur essendo stato reso edotto della necessità di sottoporsi ad ulteriori approfondimenti, li ha disattesi, così lasciando progredire la patologia che purtroppo gli è stata fatale.

In conclusione, non essendovi responsabilità ravvisabile in capo a parte convenuta, la domanda attorea viene respinta.

Le spese di lite seguono il principio della soccombenza, anche rispetto alla terza chiamata in causa in ragione del principio di causalità.

Il Tribunale di Crotone, rigetta la domanda di parte attrice con condanna al pagamento delle spese processuali a favore della Struttura liquidate in euro 3.972,00 oltre spese generali e accessori di legge; condanna altresì l’attrice al pagamento delle spese processuali in favore della terza chiamata Compagnia assicuratrice liquidate in euro 3.972,00, oltre spese generali e accessori di legge.

Avv. Emanuela Foligno

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