L’automobilista aveva omesso di compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza e in specie di arrestarsi tempestivamente dinanzi ad un ostacolo prevedibile

Era stata condannata in sede di merito per il reato di omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 comma 2 cod.pen. in quanto accusata di avere, “per negligenza imprudenza imperizia e con violazione delle norme della circolazione stradale”, omesso di comportarsi in modo “da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione stradale e comune di salvaguardare la sicurezza stradale (art. 140 CDS), omettendo altresì di conservare il controllo del proprio veicolo ed esser in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza e in specie di arrestarsi tempestivamente, entro i limiti del campo di visibilità, dinanzi ad un ostacolo prevedibile (art. 141 comma 2 CDS )”, cosicché in prossimità dell’attraversamento stradale sormontava una donna di 86 anni, già caduta a terra per l’urto con un motociclo e ne procurava il decesso, da ricondurre al franamento della gabbia toracica e al politraumatismo patito in occasione del sinistro.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, l’automobilista deduceva violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione e contraddittorietà della motivazione che era pervenuta alla affermazione di responsabilità della ricorrente, oltre che del conducente del motoveicolo, sulla base della ricostruzione dei fatti effettuata dal medico legale della parte civile e aveva ritenuto causa concorrente della morte della persona offesa il sormontamento dell’autovettura; era stata immotivatamente disattesa – a suo dire – la tesi del consulente della difesa dell’imputata che individuava la responsabilità esclusiva nel comportamento del motociclista che aveva investito l’anziana, facendola cadere a terra.

La Cassazione, tuttavia, con la sentenza n. 24826/2021, ha ritenuto di non aderire alla doglianza proposta, in quanto infondata.

La Corte di Appello, così come il primo Giudice, nell’effettuare la ricostruzione dei fatti occorsi, aveva tenuto conto della situazione dei luoghi accertata anche attraverso le acquisizioni testimoniali; aveva valutato che si trattava di un tratto rettilineo del lungomare, illuminato da luce artificiale di lampioni, c’era tempo sereno, mancanza di traffico e una piena visibilità dei luoghi. E, inoltre, che il motociclista coimputato, alla guida del proprio mezzo, in prossimità dell’attraversamento pedonale, non si avvedeva della presenza della persona offesa che stava attraversando la carreggiata e la investiva. La vittima, a causa dell’urto, finiva a terra; nonostante le segnalazioni visive e sonore poste in essere dal centauro dopo l’investimento per fermare il traffico, la ricorrente, che sopraggiungeva ed evidentemente guidava in stato di distrazione, non si era minimamente accorta della presenza del corpo della donna sull’asfalto tanto che si era fermata solo dopo averlo sormontato con le ruote anteriori e non aveva quindi posto in esser alcuna manovra per evitare l’impatto, nonostante procedesse a velocità moderata.

La Corte territoriale aveva argomentato con riferimento alla sussistenza del nesso di causa dagli elementi obiettivi offerti in specie dalla consulenza della parte civile che aveva esaminato le lesioni subite dalla vittima ponendole a confronto con i danni riportati dai veicoli, in particolare dall’autovettura dell’imputata, che aveva la rottura della griglia del paraurti e l’arretramento del radiatore. Aveva quindi condiviso la ricostruzione della dinamica dell’incidente motivata dal primo giudice, secondo cui le lesioni cranico encefaliche, riportate dalla vittima che ne avevano causato la morte, erano attribuibili al contatto tra la testa poggiata a terra e il pianale dell’autovettura condotta dalla ricorrente che, con una condotta manifestamente negligente e imprudente oltre che disattenta e in violazione della normativa sulla circolazione stradale (art. 140 e 141 CDS) aveva concorso a determinare il decesso dell’anziana.

Il Giudice del merito aveva evidenziato, tra l’altro, che l’incidente era avvenuto in pieno centro abitato e in prossimità di un attraversamento pedonale; ciò comportava che la presenza di pedoni fosse prevedibile e che, ove la guida fosse stata effettuata con la dovuta attenzione, con l’arresto tempestivo del veicolo poteva essere evitato il rischio dell’investimento del corpo della persona offesa che era caduta a terra.

La valutazione espressa dalla Corte di Appello, in riferimento alla dinamica del sinistro, diversamente da quanto affermato dalla ricorrente che aveva proposto una tesi alternativa, ipotetica e generica, priva di agganci oggettivi, e comunque inidonea a minare il giudizio di colpevolezza, risultava immune da aporie di ordine logico e appariva saldamente ancorata all’acquisito compendio probatorio.

La redazione giuridica

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