In Italia 4,5 milioni di persone sono colpite da osteoporosi, con complicanze che si associano a perdita di autonomia e aumento del rischio di ospedalizzazione e mortalità

In Italia sono 4,5 milioni le persone affette da osteoporosi. I due terzi sono donne. La fragilità ossea, caratteristica della patologia, è causa ogni anno di 90mila fratture a carico del femore, che colpiscono gli over 50. Il 20% degli ultra 65enni di entrambi i sessi, invece, è interessato da fratture vertebrali. Complicanze che si associano a perdita di autonomia e aumento del rischio di ospedalizzazione e mortalità, con altissimi costi sanitari e sociali.
Malgrado gli sforzi fatti in materia di prevenzione, l’osteoporosi resta una patologia sottodiagnosticata e sottotrattata. A richiamare l’attenzione sul tema sono stati gli esperti riuniti nell’XI edizione dell’Osteoday, l’evento scientifico annuale dedicato all’osteoporosi e altre patologie ossee, svoltosi a Parma il 5 e 6 aprile. L’appuntamento, organizzato con il contributo incondizionato della filiale italiana del Gruppo Chiesi. ha riunito oltre 100 specialisti tra ortopedici, fisiatri, reumatologi, internisti.
“Ad oggi, solo il 50% delle fratture da osteoporosi viene diagnosticato e la percentuale si dimezza se guardiamo ai pazienti che vengono trattati adeguatamente”. A spiegarlo è Bruno Frediani, professore ordinario di Reumatologia all’Università di Siena. “Quando un paziente arriva al Pronto Soccorso con una frattura del femore, ad esempio, dovrebbe essere sempre eseguita una radiografia della colonna, in quanto, nel 10-15% dei casi, la frattura del femore si accompagna a una frattura vertebrale asintomatica che conferma la presenza di osteoporosi. Inoltre, nel caso dei soggetti a rischio – in un caso su due le fratture vertebrali sono silenti – lo specialista dovrebbe prescrivere almeno una volta all’anno esami diagnostici come la MOC (mineralometria ossea computerizzata) e la radiografia della colonna”.

“Alla diagnosi tardiva – aggiunge – si affianca un trattamento spesso inappropriato che in molti casi si basa sull’assunzione della sola Vitamina D, nonostante sia stata dimostrata la sua efficacia soltanto in associazione con farmaci antifratturativi, bifosfonati in prima linea, il cui utilizzo invece risulta in calo a causa di ingiustificati allarmismi”.

Se l’età costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo di osteoporosi, che colpisce in particolar modo le donne sopra i 60 anni e gli uomini oltre i 70, la patologia si presenta spesso come conseguenza secondaria di altre condizioni patologiche e dell’assunzione di farmaci. Ad essere particolarmente a rischio sono anche i pazienti con malattie reumatiche infiammatorie come l’artrite ma anche quelli affetti da osteoartrosi.
“Evidenze scientifiche dimostrano che la ridotta massa ossea favorisce la progressione del danno cartilagineo a livello articolare tipico dell’artrosi. A ciò si aggiungono le alterazioni legate all’edema osseo – una condizione molto dolorosa caratterizzata dall’accumulo di cellule infiammatorie all’interno dell’osso – che aggravano ulteriormente la distruzione della cartilagine articolare. Pertanto – conclude il prof. Frediani – il trattamento con farmaci antifratturativi, oltre ad aumentare la massa ossea, è efficace nella cura dell’edema osseo e, di conseguenza, dell’osteoartrosi”.
 
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