Accolto il ricorso contro la sanzione di 35 euro inflitta in sede di merito a due imputati accusati di minaccia, per l’entità della pena inferiore al limite minimo di 50 euro previsto dal codice di rito

Trentacinque euro di multa. Questa la pena inflitta, in sede di appello, a due imputati finiti a giudizio per il reato di minaccia. Troppo poco secondo il Procuratore Generale presso la Corte territoriale, che ha tempestivamente proposto ricorso per cassazione, deducendo violazione di legge in quanto la pena era inferiore al limite minimo, ai sensi dell’art. 24 cod. pen., da ritenersi intangibile anche a fronte della concessione del beneficio delle circostanze attenuanti generiche.

I Giudici Ermellini, con l’ordinanza n. 9467/2020, hanno ritenuto di aderire alla doglianza del ricorrente, annullando senza rinvio la sentenza impugnata.

E’, infatti, principio pacificamente espresso da questa Corte regolatrice – sottolineano dal Palazzaccio – quello secondo il quale il limite minimo di euro 50,00, stabilito per la multa dall’art. 24 cod. pen. come modificato dall’art. 3, comma 60, della Legge n. 94 del 15 luglio 2009, è inderogabile, anche quando il giudice applica le riduzioni di pena per le attenuanti e per il rito speciale.

Ciò comporta, tenuto conto della misura della pena per il reato di cui all’art. 612 cod. pen. non aggravato, prevista al momento della commissione del fatto che, pur a fronte dell’operata riduzione, per la concessione delle circostanze attenuanti generiche, dalla pena base di euro 50 di multa, da cui è partito il giudice di merito, la pena deve essere riportata alla misura legale minima.

Sicché – conclude la Cassazione – ai sensi dell’art. 619 cod proc. pen. la pena va rideterminata, in questa sede, in quella di euro 50 di multa, tenuto conto della misura minima della pena edittale, secondo il regime previgente, rispetto alla modifica di cui alla Legge 15 ottobre 2013 n. 119, che ha inasprito il trattamento sanzionatorio, a mente dell’art. 2 cod. pen.

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