Per la personalizzazione del danno non patrimoniale il danneggiato deve allegare le specifiche circostanze diverse da quelle ordinariamente discendenti dal fatto dedotto in giudizio

“In materia di personalizzazione del danno non patrimoniale, grava sul danneggiato l’onere di allegare e provare adeguatamente la sussistenza di specifiche circostanze di fatto ulteriori e diverse da quelle ordinariamente discendenti dal fatto dedotto in giudizio e, dunque, specifiche e peculiari al caso concreto”. In tal senso si è espressa la Suprema Corte (Cass. Civ., Ordinanza n. 15084 del 31 maggio 2019).

In assenza di prova delle circostanze di fatto idonee a consentire il superamento delle conseguenze normali già previste e compensate dalla liquidazione forfettizzata assicurata dalle previsioni tabellari, il Giudice nel liquidare equitativamente il danno deve considerare tutti i possibili profili di danno ricollegabili al caso in esame.

La vicenda approda in Cassazione per impugnazione della decisione della Corte d’Appello di Catanzaro che confermava la decisione di primo grado con la quale veniva condannata la compagnia assicuratrice al risarcimento dei danni subiti a causa del sinistro stradale.

Il danneggiato dal sinistro stradale impugna lamentando la errata liquidazione del danno morale poiché priva della dovuta personalizzazione.

La Suprema Corte – nel ritenere inammissibile la doglianza -, osserva che in tema di liquidazione del danno non patrimoniale, ai fini della c.d. “personalizzazione” del danno individuato attraverso le tabelle, spetta al Giudice far emergere e valorizzare specifiche circostanze di fatto, peculiari al caso sottoposto ad esame, che valgano a superare le conseguenze ordinarie già previste e compensate dalla liquidazione delle tabelle.

Tali ultronee circostanze di fatto devono essere ancorate  alla singolarità del caso esaminato e devono essere caratterizzate da aspetti legati alle dinamiche emotive della vita interiore o all’uso del corpo e alla valorizzazione dei relativi aspetti funzionali, di per sè tali da presentare obiettive e riconoscibili ragioni di apprezzamento meritevoli di tradursi in una differente considerazione in termini monetari.

In assenza di tale specifica prova e di allegazione delle peculiari circostanze di fatto idonee a consentire il superamento delle conseguenze monetarie ordinarie delle tabelle il Giudice correttamente liquida equitativamente il danno ove dia conto dell’avvenuta considerazione di tutti i possibili profili di danno non patrimoniale ricollegabili alla fattispecie concreta.

Nel caso in esame la Corte di Catanzaro ha espressamente evidenziato la corretta considerazione compiuta sulla dimensione morale-soggettiva dei pregiudizi subiti dal danneggiato del sinistro, liquidandoli in una misura coerente con le previsioni tabellari, in assenza di adeguate allegazioni circa specifiche circostanze di fatto ulteriori e diverse da quelle ordinariamente discendenti dal sinistro dedotto in giudizio.

Il danneggiato lamenta anche errata inversione dell’onere della prova per avere la Corte d’Appello valutato gli elementi di prova offerti in relazione al danno patrimoniale sofferto per aver dovuto interrompere gli studi senza riuscire a conseguire il diploma di maturità, nonché errato diniego del riconoscimento del danno patrimoniale futuro.

Gli Ermellini considerano tali motivi inammissibili e osservano che si tratta di un’argomentazione critica con evidenza diretta a censurare una erronea ricognizione della fattispecie concreta, e pertanto di una tipica censura diretta a denunciare il vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il provvedimento impugnato.

Per tale ragione anche gli ultimi due motivi di impugnazione formulati dal danneggiato sono ritenuti inammissibili e il ricorso viene integralmente rigettato.

Avv. Emanuela Foligno

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