Il familiare del danneggiato può subire un danno non patrimoniale che deve essere risarcito nel suo duplice aspetto della sofferenza e del mutamento delle abitudini di vita

“Il familiare di una persona lesa dall’altrui condotta illecita può subire un danno non patrimoniale che deve essere risarcito nel suo duplice aspetto della sofferenza soggettiva e del conseguito mutamento peggiorativo delle abitudini di vita, purché tali pregiudizi rivestano i caratteri della serietà del danno e della gravità della lesione, senza che rilevino l’invalidità solo parziale del congiunto o la ripartizione fra più familiari dell’assistenza prestata”.

In tal senso si è pronunziata la Suprema Corte (Cass. Civ., Sentenza n. 28220 del 4 novembre 2019) cassando la sentenza di merito (Corte Appello Roma, n. 4556/2016) che aveva escluso il danno non patrimoniale del marito e dei figli della paziente lesa, risultata non totalmente dipendente dai congiunti, perché questi avevano prestato un’assistenza familiare, per quanto faticosa sul piano psicologico, condivisa ed avvenuta principalmente durante i ricoveri ospedalieri.

Il marito e i figli di una paziente cui non veniva diagnosticata endocardite infettiva convenivano in giudizio la Struttura Ospedaliera deducendo che la tardiva diagnosi aveva comportato un progressivo peggioramento delle condizioni di salute della donna, con necessità di numerosi ricoveri ospedalieri, nel corso dei quali era stato effettuato un intervento invasivo a cuore aperto di sostituzione della valvola mitralica ed era stata eseguita una tracheotomia.

La donna, cui residuava una invalidità permanente al 50%, aveva avuto bisogno di assistenza costante, sia domiciliare che presso le strutture sanitarie in cui era stata ricoverata e la malattia e l’invalidità determinavano un gravissimo turbamento e un mutamento delle abitudini di vita della famiglia.

La donna, poi, decedeva in corso di causa di primo grado.

Il giudizio si concludeva con l’accertamento della responsabilità in capo al Medico e alla Struttura sanitaria e l’accoglimento della domanda svolta iure hereditatis, liquidando un importo di euro 50.000,00. Veniva, invece, respinta la domanda svolta dai familiari iure proprio.

La Corte di Appello di Roma, confermava l’accertamento di responsabilità e riconosceva ai familiari l’ulteriore importo di euro 3.772,20 a titolo di rimborso di spese mediche, rigettando le ulteriori richieste.

I familiari della donna ricorrono in Cassazione contestando la quantificazione del danno biologico e il rigetto della domanda di risarcimento del danno non patrimoniale richiesto in ragione dello sconvolgimento delle loro abitudini di vita conseguente alla necessità di assistere la congiunta sia durante la malattia che nel periodo successivo in cui la donna era risultata affetta da postumi gravemente invalidanti.

Per quanto qui di interesse, sul secondo motivo, la Corte ritiene fondata la doglianza.

La Corte di Appello ha affermato che “il prospettato grave stato di salute, che avrebbe reso la donna del tutto dipendente dai familiari, non è compatibile con i postumi accertati dal ctu” e che, “in ogni caso, si tratta di un’assistenza familiare, per quanto faticosa sul piano psicologico, evidentemente condivisa ed avvenuta principalmente durante i ricoveri ospedalieri”.

Invero, il risarcimento del danno non patrimoniale può spettare anche ai prossimi congiunti della vittima di lesioni personali invalidanti non essendo ostativo il disposto dell’art. 1223 c.c., in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso.

La prova del danno non patrimoniale, patito dai prossimi congiunti di persona resa invalida dall’altrui illecito, può essere desunta anche soltanto dalla gravità delle lesioni, sempre che l’esistenza del danno non patrimoniale sia stata debitamente allegata.

Tale danno non patrimoniale consiste nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto in modo non lieve e la dimostrazione di tale danno può avvenire anche attraverso la prova presuntiva, che deve essere fornita al Giudice allegando e precisando le conseguenze dannose patite.

Per tali ragioni il Collegio ritiene che la Corte d’Appello abbia errato nell’escludere il danno patito dai congiunti per il fatto che la donna non fosse risultata del tutto dipendente dai familiari e, ulteriormente, ha errato nel ritenere che, per il fatto di rivestire natura familiare, l’assistenza prestata anche durante i ricoveri ospedalieri non giustificasse il risarcimento del danno.

La Suprema Corte, in buona sostanza, considera che anche un’invalidità parzialmente invalidante possa comportare, oltre al dolore per la menomazione del congiunto, anche la necessità di un impegno di assistenza e, quindi, un apprezzabile mutamento peggiorativo delle abitudini di vita di chi la presti, a carico degli stretti congiunti.

Il fatto che l’assistenza derivi da vincoli di affetto insiti nei rapporti familiari non esclude che il congiunto non subisca concreto pregiudizio per la necessità di adattare la propria vita alle sopravvenute esigenze del familiare menomato.

Merita rilevanza il fatto che il familiare di una persona lesa dall’altrui condotta illecita può subire una sofferenza soggettiva e un obbligato mutamento peggiorativo delle proprie abitudini di vita (incidente sul profilo dinamico della propria esistenza.

Questi pregiudizi devono essere risarciti quando hanno i caratteri della serietà del danno e della gravità della lesione anche se l’invalidità del congiunto non sia totale e l’assistenza sia stata ripartita tra più familiari.

La sentenza cassata sul punto con rinvio alla Corte territoriale in diversa composizione per un nuovo esame.

La decisione qui in commento -che si condivide integralmente- è senz’altro importante poiché pare ritagliare una nuova fetta di danno risarcibile in capo ai familiari del soggetto danneggiato da errore medico, che sino ad ora potevano vedere riconosciuto solo il cosiddetto danno riflesso.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a malasanita@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Danno non patrimoniale, la personalizzazione non è automatica

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui