Uno studio britannico afferma che ci sono quattro segni clinici che consentono di accelerare il processo di diagnosi della polmonite. Ecco quali
Quando si parla di polmonite, è bene ricordare che ci sono dei sintomi precisi che ne consentono l’individuazione e la diagnosi.
Più dell’80 per cento dei pazienti con polmonite accertata radiograficamente, infatti, presenta almeno uno di questi segni clinici: febbre, tachicardia, crepitii polmonari e bassa saturazione di ossigeno.
In un recente studio britannico del National Institute for Health Research, è stata segnalata l’utilità dell’ossimetria nella diagnosi della patologia.
Lo studio prospettico ha interessato 28.883 pazienti adulti che presentavano tosse acuta attribuibile a infezioni delle basse vie respiratorie. Sono stati esclusi i pazienti la cui tosse era da attribuire ad altre cause (come ad esempio insufficienza cardiaca).
Per ogni paziente sono stati registrati caratteristiche individuali, segni clinici e trattamenti. Il follow-up è stato di 30 giorni.
Ebbene, a 115 dei 720 pazienti sottoposti a radiografia toracica entro 7 giorni dalla prima visita è stata confermata la diagnosi.
Le caratteristiche individuali dei pazienti (sesso, età, fumo, storia medica) non sono state utili per diagnosticare la polmonite.
Sono risultati fattori predittivi indipendenti di polmonite: temperatura >37,8°C (RR 2,6; IC95% 1,5-4,8); pulsazioni >100 al minuto (RR 1,9; 1,1-3,2); crepitii all’auscultazione (RR 1,8; 1,1-3,0); saturazione di ossigeno <95% (RR 1,7; 1,0-3,1).
Tuttavia, è bene specificare che solo una piccola percentuale dei pazienti è stata sottoposta a radiografia toracica. Pertanto, è possibile che non siano stati analizzati tutti i casi di polmonite della coorte.
Sempre in base alle studio, è ragionevole pensare che i pazienti selezionati per la radiografia siano quelli in cui i sintomi sono più gravi e con maggiore probabilità di essere affetti da polmonite.
Le infezioni delle basse vie respiratorie sono tra le patologie acute per cui ci si rivolge al medico di base con maggiore frequenza.
E, spesso e volentieri, la visita spesso si conclude con la prescrizione antibiotica perché medico e paziente temono che si tratti di polmonite.
È importante però ricordare come l’uso non necessario di antibiotici esponga al rischio di effetti collaterali e contribuisce a generare antibiotico-resistenza.
La valutazione di segni clinici facilmente misurabili, tra cui la saturazione di ossigeno, permette al medico di selezionare i pazienti da trattare con antibiotico.
Un procedimento che evita la prescrizione indiscriminata di antibiotici, pur garantendo la terapia ai pazienti con polmonite.
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