La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dentista condannato nei gradi di merito per una serie di errori nelle cure odontoiatriche. Le raccomandazioni cliniche costituiscono un parametro utile per valutare la colpa, ma non sono regole cautelari assolute e non possono sostituire l’esame del caso concreto.
Con l’ordinanza depositata il 2 ottobre 2026, la Terza sezione civile della Corte di Cassazione è tornata a occuparsi della responsabilità sanitaria, soffermandosi sul valore delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali, nonché sui requisiti di specificità dei motivi del ricorso per cassazione (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 2 ottobre 2026, n. 26091)-
Il caso
La controversia traeva origine dall’azione risarcitoria promossa da una paziente nei confronti di due odontoiatri, ai quali venivano contestate errate cure endodontiche e protesiche.
Il Tribunale di Napoli, all’esito di una prima consulenza tecnica d’ufficio, aveva condannato entrambi i professionisti al risarcimento dei danni. Nel giudizio di appello veniva disposta la rinnovazione della CTU. La Corte d’appello di Napoli confermava quindi la responsabilità del dentista che aveva proposto il ricorso per cassazione e, accogliendo l’appello principale della paziente, aumentava l’importo del risarcimento.
Il professionista veniva condannato al pagamento di 6.786,67 euro per danno non patrimoniale e di 22.656,37 euro per danno…





