Multe salate e – in alcune circostanze – anche il carcere: questi i rischi per chi viene scoperto a fare sesso in auto. 

Chi è uso a fare sesso in auto farebbe bene a fare attenzione, poiché i rischi, per chi viene scoperto, non sono pochi.

Si va da multe salatissime fino al carcere, nei casi più gravi.

Probabilmente di ciò non era informato un 42enne di Treviso ‘beccato’ dalle forze dell’ordine a fare sesso in auto.

L’uomo, che si trovava in compagnia di una prostituta, ha dovuto pagare una multa da 10.000 euro (e di 10mila euro è stata la multa anche per la squillo).

La multa sussiste in quanto quello che, fino al 2016 si qualificava come reato di atti osceni in luogo pubblico è stato depenalizzato. Questo però non significa che non si continui a rischiare il carcere. Come? Se si decide di fare sesso in auto in luoghi abitualmente frequentati da minori, ad esempio.

In quei casi, il carcere è la pena prevista poiché tale condotta ricade nel penale.

Attenzione però, perché se per dare sfogo ai propri istinti si sceglie un posto abitualmente frequentato da minori, la pena prevista è il carcere, perché in questo caso la condotta configura un reato penale.

Sesso in auto: dalle multe al carcere

Fare sesso in auto, in seguito alla depenalizzazione parziale dell’art. 527 c.p, che prevede il reato di atti osceni in luogo pubblico, è una condotta punita con una sanzione amministrativa pecuniaria minima di 5.000 euro e massima di 30.000.

Tuttavia, se il fatto avviene con colpa, la sanzione amministrativa scende, da un minimo di 51 a un massimo di 309 euro.

Il dlgs n. 8/2016 – come noto – ha depenalizzato il reato di cui all’art 527 c.p.

Questo in quanto la giurisprudenza è conforme nel ritenere che l’offesa al pudore si realizza nel momento in cui l’atto osceno è pubblico e quindi percepibile da un numero di persone indeterminato.

Anche la Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sul punto con la sentenza n. 29239/2017.

Con tale pronuncia, gli Ermellini hanno stabilito cosa rischia chi decide di fare sesso in auto “all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano”.

Per “luoghi abitualmente frequentati da minori” la Cassazione precisa quanto segue.

“Rientrano nella nozione di luoghi abitualmente frequentati da minori, tutti i luoghi dove ordinariamente si svolge la socialità di essi, sul rilievo che la ratio che sostiene la disposizione è ravvisabile nell’esigenza di tutelare, oltre che il comune senso del pudore, l’integrità morale dei minori in tutti i luoghi ove gli stessi abitualmente, non solo prevalentemente, si trovino. Tali luoghi sono prima di tutto quelli specificamente destinati alla frequentazione dei minori (ossia a titolo esemplificativo, gli asili, le scuole, i luoghi di formazione fisica e culturale, i luoghi prossimi agli edifici scolastici, i recinti ricreativi all’interno dei parchi, gli impianti sportivi, gli oratori, le ludoteche e simili) cioè i luoghi immediatamente riconoscibili come tali e dove i minori assiduamente si recano”.

Non è infine casuale l’uso degli avverbi “abitualmente” e “prevalentemente”, entrambi riscontrabili in diverse disposizioni penali concernenti la tutela dei minori.

Questo specifica come non sia necessario che il luogo sia in massima parte frequentato da minori, bensì che un determinato luogo sia da questi ultimi abitualmente frequentato.

Tuttavia, va anche precisato che per luoghi abitualmente frequentati dai minori, non si devono intendere solo quelli strutturalmente destinati a essi. Quindi scuole, ludoteche e simili. Ma vanno intesi anche i luoghi di socializzazione, quali ad esempio campi da gioco, cortili condominiali eccetera. Pertanto, specificano gli Ermellini, è la frequentazione abituale che rende un luogo sensibile al reato di pericolo degli atti osceni.

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