Tra le misure che in alcuni Paesi hanno contribuito a ridurre le morti per traffico stradale figurano gli interventi legislativi relativi ai rischi e la costruzione di infrastrutture più sicure

Sono 1,35 milioni ogni anni le vittime del traffico stradale. Il dato emerge dal Rapporto sullo Stato globale sulla sicurezza stradale 2018 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In particolare gli incidenti stradali rappresentano oggi il principale killer di bambini e giovani tra i 5 ei 29 anni.

Il documento evidenzia che, nonostante un aumento del numero di decessi, i tassi di mortalità relativi alle dimensioni della popolazione mondiale si sono stabilizzati. In alcuni paesi a medio e alto reddito, quindi, gli sforzi compiuti sul fronte della sicurezza stradale avrebbero mitigato la situazione.

I progressi registrati in tali casi sono in gran parte attribuiti a una legislazione migliore in merito a rischi fondamentali come la velocità e il consumo di alcolici. E ancora al mancato uso delle cinture di sicurezza, dei caschi per motocicli e dei sistemi di ritenuta per bambini.

Pesano poi la realizzazione di infrastrutture più sicure come marciapiedi e corsie dedicate per ciclisti e motociclisti. Ma anche il miglioramento degli standard di veicoli, come quelli che impongono il controllo elettronico della stabilità e la frenata avanzata.

Il rapporto documenta che queste misure hanno contribuito a ridurre le morti per traffico stradale in 48 paesi a medio e alto reddito. Viceversa, non un singolo paese a basso reddito ha dimostrato una riduzione dei decessi complessivi, in gran parte proprio perché mancano queste misure.

Il rischio di morte da traffico stradale rimane tre volte più alto nei paesi a basso reddito rispetto a quelli ad alto reddito.

I tassi sono più alti in Africa (26,6 per 100.000 abitanti) e più bassi in Europa (9,3 per 100.000 abitanti). Rispetto alla precedente edizione del rapporto, sono invece tre le regioni del mondo che hanno registrato un calo dei tassi di mortalità dovuti al traffico stradale: Americhe, l’Europa e Pacifico occidentale.

Le variazioni dei decessi dovuti al traffico stradale si riflettono anche sul tipo di utente della strada. Pedoni e ciclisti rappresentano, a livello globale, il 26% di tutti i decessi dovuti al traffico stradale. La percentuale maggiore si registra in Africa (44%) e nel Mediterraneo orientale (36%). Motociclisti e passeggeri rappresentano invece il 28% di tutti i decessi dovuti al traffico stradale. In questo caso le percentuali più alte si riscontrano nel sud-est asiatico (43%) e nel Pacifico occidentale (36%).

 

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