Il beneficiario propone azione per condannare l’Inps alla trasformazione della pensione di inabilità, in pensione di vecchiaia (Tribunale di Arezzo, Sentenza n. 203/2021 del 22/06/2021-RG n. 293/2021)

Il beneficiario propone azione di condanna dell’Inps alla trasformazione della pensione di inabilità di cui è titolare dal 1.4.1999, in pensione di vecchiaia dal 1.4.2020, sulla base di domanda presentata il 20.2.2020, assumendo il vano esperimento del procedimento amministrativo.

Si costituisce in giudizio l’Inps chiedendo il rigetto della pretesa ex adverso formulata, in quanto infondata in fatto e in diritto.

In particolare, l’Inps deduce che mentre l’art. 1, comma 10, della Legge 222/84, in coerenza con il carattere temporaneo dell’assegno di invalidità, stabilisce che, al compimento dell’età pensionabile prevista dalle gestioni interessate, l’assegno debba essere trasformato d’ufficio, in presenza dei requisiti di assicurazione e di contribuzione, in pensione di vecchiaia, nessuna disposizione al riguardo risulta prevista dalla legge in relazione alla prestazione di cui al successivo art. 2; che il ricorrente non dichiara né dimostra quale interesse possa avere alla pretesa mutazione del titolo di pensione , pertanto il ricorso dovrebbe dichiararsi carente d’interesse ex art. 100 c.p.c. ; che non sarebbe possibile estendere alla pensione di inabilità quanto previsto in materia di AOI .

La causa viene istruita documentalmente e il Tribunale rammenta che in argomento la Suprema Corte ha ritenuto: “Le Sezioni Unite di questa Corte, risolvendo un contrasto di giurisprudenza, con sentenza n. 9492 del 2004 hanno affermato che nel vigente ordinamento previdenziale non è configurabile né un principio generale di immutabilità del titolo della pensione, né il principio inverso, di portata ugualmente generale, del diritto al mutamento del suddetto titolo, atteso che il carattere frammentario del sistema normativo impone soluzioni diverse in relazione alla disciplina dei singoli istituti.”

In particolare, le Sezioni Unite hanno osservato “per quanto riguarda i rapporti tra trattamento di invalidità e pensione di vecchiaia è indubbiamente fondamentale il dato normativo fornito dall’art. 1 comma 10 della legge n. 222 del 1984 – che consente la trasformazione dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia – alla stregua del quale è rilevabile il collegamento tra le due forme di tutela, determinato dalla natura del rischio protetto, che per entrambi riguarda la perdita della capacità di la voro, nonché dalle esigenze sociali di protezione dallo stato di bisogno con prestazioni pensionistiche che, in attuazione del precetto dell’art. 38 Cost., garantiscano il diritto dei lavoratori a mezzi adeguati alle loro esigenze di vita per i casi di invalidità e vecchiaia”.

In altri termini, il Consesso ritiene che, in forza del disposto dell’art. 1 comma 10 della legge n. 222/1984, che ha introdotto la regola della trasformazione dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia, deve ritenersi consentita la conversione della pensione di invalidità – prevista dalla legislazione vigente prima della riforma del 1984 – nella pensione di vecchiaia, ove di questa siano maturati tutti i requisiti anagrafici e contributivi per la natura del rischio protetto, che accomuna le due forme di tutela.

Quindi, il ragionamento delle Sezioni Unite ha posto a base del riconoscimento del diritto alla trasformazione della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia possono l’affermazione del diritto dell’assicurato alla trasformazione della pensione di inabilità in pensione di vecchiaia, quando ricorrano i necessari requisiti anagrafici e contributivi.

Entrambe le forme pensionistiche tutelano lo stesso rischio, identico anche per l’assegno di invalidità, ovverosia la perdita della capacità di lavoro e sono finalizzate alle medesime esigenze sociali di protezione dello stato di bisogno.

Il Tribunale dà atto di condividere tale indirizzo di legittimità.

Invero, non coglie nel segno quanto dedotto dall’Inps in relazione al difetto di interesse ad agire del ricorrente in quanto lo stesso, a seguito di un grave infortunio sul lavoro, perdeva l’uso di entrambe le gambe ed era titolare di rendita Inail che per legge non è cumulabile con la pensione di inabilità, ma è invece cumulabile con la pensione di vecchiaia.

Il Tribunale dichiara accertato il diritto del ricorrente alla trasformazione della pensione ordinaria di inabilità da lui fruita in pensione di vecchiaia, e conseguentemente l’Inps è tenuto alla corresponsione della previdenza di vecchiaia, a decorrere dall’aprile 2020 , oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al saldo .

In definitiva, il Tribunale accerta e dichiara il diritto del ricorrente alla trasformazione della pensione ordinaria di inabilità da lui fruita in pensione di vecchiaia; condanna l’Inps alla trasformazione alla corresponsione della pensione di vecchiaia a decorrere dall’aprile 2020; condanna l’Inps al pagamento delle spese di lite liquidate in euro 1.775,00, oltre esborsi, spese forfettarie e accessori di legge.

Avv. Emanuela Foligno

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