Dall’Istituto Superiore di Sanità una ricerca che potrebbe rappresentare un contributo per lo sviluppo di terapie più efficaci per i tumori del colon

Scoperta nei tumori del colon di una piccola popolazione di cellule in stato di “dormienza” o “quiescenza” che, diversamente dalle cellule tumorali, non si moltiplicano attivamente ma sono caratterizzate da un maggiore potenziale cancerogeno e di un’aumentata resistenza alle terapie.

E’ il risultato di una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, coordinata dalla dottoressa Ann Zeuner del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare e sostenuta dalla Fondazione AIRC. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Journal of Experimental and Clinical Cancer Research aggiunge un importante tassello alle conoscenze sulla chemioresistenza e sulle cellule staminali tumorali, che rappresentano un bersaglio cruciale nella lotta ai tumori.

Il tumore del colon colpisce circa cinquantamila italiani ogni anno e rappresenta uno dei big killer insieme ai tumori del polmone e della mammella.

L’identificazione delle cellule dormienti e dei loro meccanismi di sopravvivenza rappresenta dunque un passo importante per sviluppare terapie più efficaci per questo tipo di neoplasia.

Le cellule tumorali quiescenti – spiega Zeuner – si possono paragonare ai semi delle piante. Possono infatti rimanere inattive a lungo e resistere a condizioni ambientali avverse per poi risvegliarsi e rigenerare un tumore a distanza di molti anni. “Per questo – sottolinea l’esperta – è molto importante studiarle e capire i loro punti deboli, in modo da eliminarle mentre si trovano nello stato dormiente o almeno impedire loro di risvegliarsi.”

Allo studio della dott.ssa Zeuner hanno contribuito le ricercatrici Federica Francescangeli, Maria Laura De Angelis e Marta Baiocchi e i collaboratori Prof. Vito D’Andrea e Filippo La Torre (Università La Sapienza) e Ruggero De Maria (Università Cattolica del Sacro Cuore).

Per il Presidente dell’ISS Silvio Brusaferro, lo studio mostra come “la tutela e la promozione della salute per un Istituto come il nostro debba necessariamente passare anche attraverso l’inscindibile legame tra la ricerca e i programmi di sanità pubblica”.

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