Per il Gip la morte del paziente non sarebbe riconducibile all’imperizia dei camici bianchi che lo ebbero in cura in tre strutture del barese a seguito di un sinistro stradale

“Approcci diagnostico-terapeutici diversi o più tempestivi non avrebbero impedito, né ritardato in modo ragionevolmente significativo, la morte del paziente”. Con questa motivazione il Gip del Tribunale di Bari ha archiviato le posizioni di 14 medici, accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di un 40enne pugliese nell’aprile del 2015.

L’uomo, era rimasto coinvolto un incidente stradale ed era stato ricoverato all’ospedale di Altamura, con gravi fratture al femore, all’anca e allo sterno. Dopo circa una settimana – ricostruisce la Gazzetta del Mezzogiorno – aveva lasciato l’ospedale, contro il parere dei medici, recandosi  al pronto soccorso del San Paolo, a Bari.

Ricoverato in ortopedia e messo in trazione, era stato dimesso dopo cinque giorni con una ingessatura. Ma, trascorsi altri cinque giorni si era presentato al Policlinico di Bari per la presenza di sangue nelle feci. Lo svolgimento di una ecografia e di una gastroscopia avevano evidenziato una lesione al fegato che aveva richiesto un nuovo ricovero in Chirurgia per il trattamento di embolizzazione. Un mese dopo, il paziente  era morto. La TAC effettuata il giorno della morte, aveva evidenziato una massiccia trombosi.

La denuncia dei familiari aveva portato all’apertura di un’inchiesta.

I medici indagati erano accusati di aver agito con imperizia per non aver gestito correttamente le fratture e  non essersi accorti in tempo di una lesione al fegato.Ma secondo il Giudice per le indagini preliminari la causa del decesso sarebbe invece da ricondurre ai traumi riportati durante il sinistro stradale. Decisiva in tal senso una nuova perizia richiesta dalla magistratura nell’ambito di un supplemento di indagini disposto per via degli esiti contrastanti delle consulenze di parte.

Gli esperti interpellati dal Tribunale hanno stabilito che l’uomo sarebbe deceduto per una tromboembolia e non per una emorragia. Pertanto, la morte sarebbe da mettere in relazione causale con il trauma provocato dall’incidente. La diagnosi della lesione epatica, invece, non sarebbe stata individuabile al momento del primo e del secondo ricovero perché di entità troppo modesto, e comunque imprevedibile al momento del ricovero iniziale.

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