I camici bianchi erano finiti a giudizio per il decesso di un architetto di 54 anni, morto per le complicazioni insorte dopo un intervento ai tessuti molli del palato

Sono stati assolti con formula piena i cinque medici dell’ospedale di Perugia finiti a giudizio per omicidio colposo in relazione al decesso di un 54enne di Viterbo. L’uomo, di professione architetto, era morto nel luglio del 2015 per delle complicazioni insorte dopo un intervento ai tessuti molli del palato. Più specificamente, a causa di “un arresto cardiorespiratorio acuto da shock emorragico con inalazione di sangue nelle vie aeree”.

Secondo l’ipotesi accusatoria i camici bianchi iscritti nel registro degli indagati ne avrebbero cagionato la morte “per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, e nella violazione della leges artis”.

La vicenda era balzata alle cronache anche perché l’uomo aveva un legame di amicizia con una delle dottoresse indagate, la quale lo avrebbe coinvolto, la sera antecedente l’operazione, in una cena organizzata in compagnia di alcuni medici specializzandi.

Il tutto nonostante il paziente – come sottolineato dal Pm – “fosse già ricoverato in reparto e nonostante la prescrizione preoperatoria del digiuno”. L’uomo si sarebbe quindi alimentato “in maniera non consona rispetto all’intervento al quale sarebbe stato sottoposto il giorno seguente” e avrebbe addirittura “bevuto alcolici”. Una ‘fuga’ di cui  sarebbe stato a conoscenza anche il primario del reparto, che tuttavia non avrebbe fatto nulla “per impedire la goliardica e insana iniziativa”.

Nelle scorse ore, tuttavia, il Giudice per l’udienza preliminare, accogliendo le tesi difensive, ha ritenuto non sussistente alcuna responsabilità da parte degli imputati.

Decisiva, in tal senso – come riporta il Corriere dell’Umbria – la consulenza medico legale super partes disposta dallo stesso magistrato. I periti, infatti, nelle loro conclusioni parlano di  “condotte sanitarie congrue” e di complicanze “prevedibili ma non prevenibili”.

Il legale della famiglia della vittima, da parte sua, fa sapere di rimanere in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza per valutare eventuali azioni conseguenti. A detta dell’avvocato, i riscontri probatori individuerebbero una responsabilità in capo ai medici che hanno condotto l’intervento.

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