È un dato allarmante quello emerso dalla Relazione sulla gestione delle Regioni della Corte dei Conti, che rivela una sanità italiana in rosso
Debiti che si aggirerebbero intorno ai 23 miliardi di euro e ritardi nei pagamenti: è questa la situazione che vede la sanità italiana in rosso e in grave difficoltà.
Il dato preoccupante è riportato dalla Relazione sulla gestione delle Regioni della Corte dei Conti, relativa al 2015, nella sua ultima rilevazione disponibile.
La regione più indebitata è il Lazio, con 3,8 miliardi di euro.
La segue la Campania con 3 miliardi di euro, la Lombardia con 2,3 miliardi, la Sicilia e il Piemonte entrambe con 1,8 miliardi di euro di debiti.
Rapportando il debito alla popolazione residente, il primato è quello del Molise, con 1.735 euro pro capite.
Seguono il Lazio con 644 euro per abitante, la Calabria con 562 euro pro capite e la Campania con 518 euro per ogni residente.
Dal 2011, però, il debito complessivo è in costante calo ed è sceso di 15 miliardi di euro.
A livello regionale le contrazioni più importanti si sono verificate nelle Marche, in Campania e in Veneto. Solo nel Molise e in Umbria la situazione è peggiorata.
Ma chi sono i cattivi pagatori che hanno portato la sanità italiana in rosso?
L’anno scorso il primato è stato dell’Azienda sanitaria regionale del Molise che ha pagato i propri fornitori con un ritardo medio ponderato di 390 giorni.
L’Asp di Catanzaro, invece, ha saldato i propri debiti dopo 182 giorni, mentre l’Asl Napoli 1 Centro ha rinviato il saldo fattura di 127 giorni.
Tra tanti primati negativi, ci sono però anche degli esempi virtuosi.
Si tratta della Usl Umbria 1 e dell’Azienda sanitaria universitaria di Trieste.
Nel primo caso gli impegni economici assunti sono stati onorati con 24 giorni di anticipo, nel secondo caso di 13.
Per quanto riguarda, invece, i tempi medi di pagamento praticati nel 2016 e riferiti alle sole forniture di dispositivi medici, secondo Assobiomedica, la classifica cambia.
In Molise il saldo della fattura è avvenuto dopo 621 giorni, in Calabria dopo 443 giorni e in Campania dopo 259 giorni.
La legge, però, stabilisce che i pagamenti delle strutture sanitarie debbano avvenire entro 60 giorni dall’emissione della fattura.
Ne consegue, dunque, che nessun valore medio regionale rispetta questo termine.
Ma quali sono le cause che hanno portato a sanità italiana in rosso?
“Se è noto che le Asl pagano da sempre con molto ritardo – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – è altrettanto vero che in molti casi le forniture continuano ad essere acquistate con forti differenze di prezzo tra le varie regioni”.
Per Zabeo, è verosimile ritenere che una parte dei ritardi nei pagamenti sia riconducibile al fatto che in alcune regioni, in particolar modo del Sud, avvengano degli accordi informali tra le parti .
Succede quindi che le Asl o le case di cura impongano ai propri fornitori pagamenti con ritardi pesantissimi, ma a prezzi superiori rispetto a quelli praticati nel settore privato.
Inoltre, ricorda Zabeo, “sebbene negli ultimi anni lo stock sia in calo, l’ammontare complessivo del debito commerciale del nostro servizio sanitario non è ancora stato ricondotto entro limiti fisiologici. Purtroppo, soprattutto nel Mezzogiorno, le nostre Asl continuano a essere in affanno con i pagamenti, mettendo così in seria difficoltà moltissime Pmi”.
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